CULTURA "D'ALTA QUOTA"
I 4000 DELLE ALPI : DA KARL BLODIG A FRANZ NICOLINI
Leggete in questo articolo di Luciano Ratto, che è stato utilizzato anche nel numero monografico della rivista ALP "Quota 4000" del 2008, la storia della corsa ai 4000.
Van bene i 4000, ma QUANTI SONO GLI 8000?
Nel 1950 viene salito il primo 8000 della storia dell’alpinismo, l’Annapurna (8075 m); nel 1964 viene salito il quattordicesimo, il Shisha Pangma (8046 m). Nell’arco temporale di 14 anni, altri 12 ottomila, che tutti più o meno conosciamo a memoria, vengono “saliti” (di proposito non uso l’espressione “conquistati”, così diffusa nel lessico alpinistico, perché ritengo che in montagna si salga e si scenda, semplicemente e disinteressatamente, senza mai “conquistare” nulla).Ma, a questo punto, sorge spontanea seppur tardiva una serie di interrogativi, forse non solo da parte mia: chi, quando, dove, come e perché (vale a dire, secondo quali criteri) ha deciso di prendere in considerazione ed ha stabilito che gli ottomila degni di entrare nell’Olimpo delle vette più alte del mondo fossero questi 14 e non - che so io -10 o 20 o 30?
Che questa rosa di 14 ottomila (9 nell’ Himàlaya, e 5 nel Karakorùm) sia troppo riduttiva, considerate le centinaia di chilometri di estensione di queste due catene, altri prima di me l’avevano sospettato da tempo, e difatti, seppur senza grande insistenza, ogni tanto vengono segnalate (ricordo le comunicazioni di cinesi, spagnoli ecc.) altre vette da aggiungere all’elenco. Tutto ciò è però avvenuto sempre senza nessuna veste ufficiale ed un po’ in sordina.
Già il grande Marcel Kurz, in passato, aveva menzionato il Broad Peak Centrale, sul nodo orografico del Baltoro, che raggiunge 8016 m e che, in effetti, è una cima nettamente staccata dal Broad Peak (8047 m). Ma se ne potrebbero citare altre.
Ho interpellato al riguardo amici esperti in materia ed ho consultato le storie dell’alpinismo extraeuropeo di cui sono a conoscenza, ma i miei interrogativi sono rimasti tali, ed anzi sono aumentati: è mai possibile che nessuno li abbia mai censiti gli ottomila dell’Himàlaya e del Karakorùm? Per non parlare poi dei 7000 e dei 6000?<7p>
E’ veramente strano che di questa questione si parli e si scriva così poco. Eppure non mi pare che sia un problema di poco conto. Io sarò particolarmente distratto e/o disinformato ma non ricordo di aver mai letto nulla al riguardo.
È noto che fino al 1993 gli alpinisti che frequentavano le alte quote alpine non sapevano quali e quanti fossero i 4000 “ufficiali”delle Alpi, finché tre commissioni istituite sotto l’egida dell’”U.I.A.A.”(Unione Internazionale delle Associazioni Alpinistiche) nei tre Paesi interessati, Francia, Svizzera ed Italia (quella italiana era guidata dal compianto Gino Buscaini), dopo aver lavorato separatamente per censire tutte le vette superiori ai 4000 metri, si ritrovarono il 14 maggio 1993 a Martigny, e – in base a criteri di valutazione stabiliti- concordarono un elenco ufficiale di 82 vette tra le 128 censite, elenco certificato dall’U.I.A.A. (vedasi al riguardo il “Bollettino UIAA” n°145 del marzo 1994).
Finalmente perciò sappiamo tutto sui 4000, ma sappiamo invece poco sugli 8000, per non parlare dei 7000 e dei 6000: quanti sono questi ultimi? Frison-Roche, nella sua “Storia dell’Alpinismo”(1986), stima che i 7000 siano “alcune centinaia” in gran parte ancora inesplorati. Quando mai qualche ente internazionale, o qualche studioso qualificato, farà un censimento completo di queste vette, e proporrà – come si è fatto per i 4000 delle Alpi - dei criteri obiettivi per stabilire un elenco di riferimento definitivo?
E poi qualche bello spirito ogni tanto scrive sulla “fine dell’alpinismo”: forse si è chiuso qualche capitolo, ma la storia degli ottomila, dei settemila, dei seimila è solo agli inizi. Che ne pensano i soci del Club 4000 e tutti gli alpinisti?
Luciano Ratto
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Il testo sopra riportato ricalca quello di una lettera mandata da Luciano Ratto alla "Rivista" del CAI e allo "Scarpone" nel 2003. Finora le reazioni sono state, a essere ottimisti, modeste. L'argomento resta comunque attuale e di grande interesse alpinistico. C'è qualche volontario che vuole prendere in mano il problema?
UN NUOVO 4000 ARTIFICIALE SUL PICCOLO CERVINO E' proprio vero: la follia non ha limiti. Fino al 1956 il Fletschhorn,
montagna svizzera del Cantone Vallese, era quotata 4001 m sulle carte geografiche,
poi in seguito a nuove misurazioni questa vetta fu declassata dall'Olimpo dei
4000. Nuovo secolo, nuova follia: un comunicato stampa del 15 novembre
lanciato in internet da Mountain Wilderness, a seguito di un articolo del Corriere
della Sera del 9 novembre, ci informa di una allarmante ed incredibile notizia
giunta da Zermatt (si veda il sito www.zermatt.ch):
si vuole costruire sul Piccolo Cervino-Klein Matterhorn, di 3883 metri, sopra
una grande piattaforma, una piramide enorme, di vetro e acciaio, alta 117 metri,
come un grattacielo di 40 piani, (tanto per avere un termine di confronto, la
Mole Antonelliana è alta 167 metri), visibile da tutte le Alpi. con ascensori
che saliranno all'esterno della piramide sulla parete nord su una lunghezza
di 220 metri, con cabine di vetro che "dovranno rinforzare la sensazione
di vicinanza con la montagna"(!) Questa assurda torre permetterebbe di spaziare meglio sui ghiacciai
sottostanti e costituirebbe (come se ce ne fosse ancora bisogno) una nuova nicchia
del turismo speculativo. Gli svizzeri sostengono che questo "mirabile"
progetto dovrebbe creare magia e -udite udite - dare anche alla Svizzera la
sua Torre Eiffel, un simbolo internazionale che aggiungerebbe alle Alpi un nuovo
4000, che va ad aggiungersi ai 76 quattromila delle Alpi", si legge sul
disinformato sito sopraccitato che evidentemente ignora che i quattromila delle
Alpi sono 82. Ecco quindi il primo 4000 artificiale, con sommo gaudio del Club
4000, degli alpinisti di mezzo mondo, e soprattutto degli amanti della natura
montana. E' ovvio che gli amici di Mountain Wilderness, come ogni persona
di buon senso e che si preoccupa di tutelare e valorizzare l'ambiente montano,
hanno con decisione manifestato il loro sdegno, ritenendo che, "qualora
realizzata, una simile struttura distruggerebbe in modo irrecuperabile la magia
del gruppo del Cervino, e aggiungerebbe alle Alpi una nuova offesa e umiliazione
paragonabile per gravità a quella esistente sul monte Bianco con la grande
funivia dei ghiacciai dell'Aiguille du Midi. Le Alpi verrebbero calpestate da
una struttura che violerebbe ogni etica, ogni valore che l'uomo per secoli di
frequentazione della montagna ha faticosamente costruito." Ci auguriamo tutti che questo accorato appello di M.W. sia prontamente accolto
dalla Presidenza Generale del Club Alpino Italiano, che prenderà sicuramente
contatto, (assieme ai Presidenti degli altri club alpini europei), con il Presidente
del Club Alpino Svizzero per chiedergli di attivare tutte le azioni necessarie
per fare annullare questo progetto. E' urgente inoltre che il nostro Presidente
interpelli il Governo italiano, nella persona del Ministro dell'Ambiente, per
segnalare il rischio che si realizzi quello che, a nostro avviso, sarebbe "il
più mostruoso scempio che mai si sia visto sulle Alpi". Inoltre,
essendo le Alpi un patrimonio di tutta l'umanità, sarebbe opportuno che
il Presidente Generale del CAI chiedesse l'intervento anche dell'UNESCO.
(Un progetto scandaloso da contrastare con energia)
Gli abitanti di Saas Grund, nel cui territorio peraltro vi sono altre vette
superiori ai 4000 m, però non si rassegnarono a che la montagna più
vicina al loro paese e che caratterizza il suo panorama fosse alta "soltanto"
3993 m: "gli alpinisti cercano i 4000", dicevano in municipio. Nacque
così il balzano progetto di alzare la vetta del Fletschhorn di almeno
7 metri, trasportando con gli elicotteri circa 300 tonnellate di materiale.
Fortunatamente però, a seguito anche delle proteste del Wwf, del Club
Alpino Svizzero e delle guide alpine della zona, il progetto fu respinto sia
dalla Commissione Costruzioni del Cantone Vallese, sia dal Consiglio di Stato
della Confederazione. Ciò avveniva negli anni '60 del secolo scorso.
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Progettisti di questa "meraviglia" sono gli architetti Heinz Julen
(definito "artiste") e Ueli Lehman che hanno vinto il concorso bandito
nel 2004 dalla società Zermatt Bergbahnen per la "riorganizzazione"
(sic!) del "Matterhorn Glacier Paradise" , che -come osserva Oriana
Pecchio che ne ha scritto su La Vallèe dell'11 novembre - "di paradisiaco
non sembra più avere molto". Sorge subito spontanea una prima domanda:
è possibile che in Italia nessuno sapesse nulla di questo bando del 2004?
La Pecchio peraltro ci informa che questo progetto era già stato presentato
al convegno sul Turismo in Montagna tenutosi a La Thuile ed è stato riproposto
recentemente nel Convegno della Fondazione Courmayeur sull'architettura Moderna
Alpina. Altra domanda: nessuno dei partecipanti a questi convegni si è
scandalizzato nell'udire queste folli intenzioni?
Secondo quanto riportato nelle winternews del sito sopra citato, i lavori sarebbero
dovuti cominciare nel corso dell'autunno 2006 con la costruzione dei ristoranti
sul ghiacciaio, dei negozi,degli alloggi per gli alpinisti e dell'accesso sotterraneo
al palazzo del ghiaccio. Questa mirabile costruzione sarà costituita
da una piramide di vetro ed acciaio nella quale troveranno posto un ristorante,
spazi multimediali, un albergo con camere pressurizzate per mantenere un'atmosfera
pari a quella presente a 2200m s.l.m. (come succede per gli aerei); per entrare
in questa sorta di universo chiuso gli ospiti dovranno passare in camere di
compensazione per consentire una buona ossigenazione e notti riposate; inoltre
vi sarà un osservatorio astronomico e una torre inclinata simile ad un
modulo di stazione spaziale con una piattaforma panoramica in cima,ai fatidici
4000 metri di quota. Ascensori montati all'esterno della piramide sul versante
nord su una lunghezza di 220 metri porteranno i turisti dal ghiacciaio alla
piattaforma sospesa con cabine vetrate "che dovranno rinforzare la sensazione
di vicinanza con la montagna"(!) dal ghiacciaio alla piattaforma sospesa,
punto d'osservazione su altri 38 quattromila della catena alpina e sui tormentati
ghiacciai sottostanti.
Ed ancora, aggiunge M.W.: "Chi mai si sognerebbe di imporre alla cupola
del Brunelleschi una qualche antenna radio, o di trasformarla in un ristorante
rotante che spazi sulla città di Firenze? Una persona dotata di un minimo
di sensibilità civile e culturale nemmeno riuscirebbe a pensare un simile
sacrilegio. La società dello spettacolo, il turismo del sensazionale,
la volontà di conquista sempre più diffusa, la necessità
di strabiliare invece non offre simile sensibilità civile nei confronti
dei monumenti naturali, men che meno verso le montagne simbolo delle nostre
Alpi".
Mountain Wilderness ha perciò immediatamente affrontato questo insano
progetto portandolo a conoscenza e quindi all'attenzione di tutto l'associazionismo
alpinistico ed escursionistico affinché si sviluppi un movimento di opposizione
internazionale che impedisca la realizzazione di questo nuovo mostro d'alta
quota, "perchè si rafforzi nella società civile una cultura
che sappia riconoscere e ritrovare nelle nostre montagne quei valori che la
società dei consumi sta rapidamente cancellando, perchè le Alpi
rimangano uno spazio all'interno del quale l'uomo possa ritrovare momenti di
intimità e rivivere esperienze che la vita quotidiana con sempre maggior
frequenza sta cancellando."
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I soci del CAI infine potrebbero sostenere queste iniziative di contrasto raccogliendo
firme in tutte le sezioni.
Grazie per l'attenzione e cordiali saluti.
Luciano Ratto