I CONSIGLI DEL MEDICO
Questa rubrica è curata dal prof. G.B. Parigi, docente
di Chirurgia Pediatrica presso l'Università di Pavia, nonché
socio del Club 4000, che ringraziamo per la preziosa collaborazione.
IL MAL DI MONTAGNA
Una delle patologie che più frequentemente possono colpire
gli amanti dell'alta montagna, quali i soci del Club 4000, è il cosiddetto
"mal di montagna", che può appunto colpire escursionisti
ed alpinisti che salgono rapidamente e soggiornano ad un'altitudine superiore
ai 2500 metri sul livello del mare. I sintomi più comuni sono senso
di stordimento, mal di testa, debolezza o, al contrario, euforia, inappetenza,
insonnia. La sintomatologia può complicarsi con cefalea resistente
agli antidolorifici, nausea e vomito; l'ulteriore e drammatico decorso può
essere rappresentato da edema polmonare e cerebrale.
All'origine del mal di montagna vi è il mancato adattamento
all'altitudine, in altre parole la non acclimatazione ad una ridotta pressione
parziale di ossigeno (PpO2), tecnicamente definita "ipossia",
cioè la condizione di scarsa disponibilità di ossigeno tipica
dell'alta quota. L'ipossia si manifesta in genere dopo qualche ora di permanenza
in quota, spesso durante la notte, si accentua progressivamente con l'aumentare
dell'altitudine, inizia a farsi evidente intorno ai 3500 metri e colpisce
oltre la metà dei soggetti intorno ai 5000 m. Determina una sintomatologia
molto variabile tra soggetto e soggetto in base alla diversa suscettibilità
individuale ed all'allenamento. La frequentazione dei 4000 alpini prevede
in genere permanenze in quota brevi e, malgrado i sintomi del mal di montagna
siano piuttosto comuni, comporta un rischio di complicazioni gravi estremamente
contenuto.
I quadri sintomatologici tipici dell'ipossia d'alta quota sono
così identificabili:
-
Mal di montagna acuto: compare dopo circa 6-18 ore
di permanenza in quota ed è caratterizzato da mal di testa, nausea,
vomito e debolezza muscolare. Colpisce il 25% delle persone che salgono
in alta quota utilizzando mezzi di risalita meccanica. Oltre che all'ipossia
può essere riconducibile anche alla sola fatica muscolare, in particolare
se associata a insufficiente apporto alimentare.
-
Mal di montagna subacuto, si riscontra in alpinisti
che hanno trascorso un lungo periodo ad alta quota e non si sono acclimatati.
I sintomi sono stanchezza fisica e mentale, mal di testa, senso di peso
toracico con fame di aria, insonnia, mancanza di appetito, dimagrimento,
colorito cianotico e frequenti perdite di sangue dal naso. L'evoluzione
di questa forma di mal di montagna è rappresentata dalla scomparsa
dei sintomi o dal passaggio alla forma cronica.
-
Mal di montagna cronico è caratterizzato da
sintomi simili alla forma subacuta ma più accentuati.
-
L'edema cerebrale è legato all'accumulo
di fluidi a livello encefalico ed è caratterizzato da mal di testa
violento, non trattabile con i comuni farmaci, sonnolenza, stanchezza, stato
confusionale, difficoltà a eseguire movimenti semplici come il camminare
su una linea retta fino a perdita di conoscenza e morte.
-
L'edema polmonare compare dopo circa quattro
giorni in persone che sono salite rapidamente oltre i 4000 metri di quota.
La sintomatologia, caratterizzata da cianosi, tosse stizzosa, difficoltà
di respirazione e emissione di un secreto schiumoso e rosato per la presenza
di sangue (espettorato rosato), è legata alla presenza di liquidi
negli alveoli polmonari.
Ad eccezione del mal di montagna acuto, nessuno dei quadri descritti è
però di riscontro comune nella pratica dell'alpinismo europeo.
Per curare ma soprattutto per prevenire l'insorgenza del mal di montagna
si raccomandano alcune semplici regole:
-
Risparmiare le energie: non correre, non affaticarsi
e camminare a ritmo sempre molto blando, soprattutto a quote superiori ai
3000 m. Non si deve accusare fatica intensa e soprattutto non si devono
superare i propri limiti fisici. Il suggerimento di procedere adagio e non
avvicinarsi ai propri limiti è assolutamente fondamentale: la casistica
correla infatti la gravità delle complicazioni all'entità
dello sforzo fisico sostenuto.
-
Quando possibile frazionare il dislivello alla vetta
con un pernottamento in rifugio da raggiungere a piedi; il ricorso a mezzi
meccanici di risalita per guadagnare rapidamente quota viene spesso pagato
con l'insorgenza più frequente ed acuta del mal di montagna. Se si
usano impianti di risalita, almeno programmare una notte a quota intermedia.
-
In rifugio NON assumere sonniferi e limitare gli
alcolici, che favoriscono entrambi la comparsa del mal di montagna;
ricordare che questo spesso si presenta o si accentua nel corso della notte.
Aerare la stanza, in particolare nei rifugi posti oltre i 3000 m.;
la presenza di molte persone in un ambiente angusto e chiuso non fa che
aggravare l'ipossia e quindi i sintomi ad essa correlati (cefalea intensa).
Meglio freschi e ben ossigenati che accaldati ed ipossici.
-
Bere più liquidi del normale, non solo acqua
ma anche soluzioni saline idratanti, allo scopo di combattere la disidratazione
indotta sia dalla secchezza dell'aria sia dall'iperventilazione. Una buona
idratazione riduce l'insorgenza delle patologie legate all'aumento dei globuli
rossi e alla conseguente maggiore viscosità del sangue. Una forte
riduzione del volume di urine o l'emissione di urine color giallo intenso
é segno di inadeguata reidratazione.
-
In presenza di mal di montagna acuto l'unica terapia
praticabile è scendere di quota sino alla scomparsa dei disturbi.
Prendere sempre una decisione prudente, tenendo anche conto delle eventuali
difficoltà alpinistiche della discesa.
-
Nella pratica dell'alpinismo europeo, anche sui 4000, non
vi è indicazione al ricorso a farmaci a scopo preventivo o curativo
del mal di montagna, quali cortisonici o diuretici. In presenza di mal di
testa intenso, in particolare durante la notte al rifugio, possono trovare
indicazioni analgesici quali l'aspirina o la tachipirina; se il mal di testa
non recede o si aggrava nonostante l'analgesico, oppure si associa a qualcun
altro dei sintomi prima descritti è necessario scendere non appena
possibile.