Opinioni


Dedichiamo questa nuova rubrica ai contributi degli alpinisti (membri del CLUB 4000 e non), che desiderano inviare loro scritti riguardanti temi di attualità che sono di loro interesse e/o che sono stati trattati e discussi nelle riviste di alpinismo.
A titolo di esperimento apriamo la rubrica con uno scritto recente di un simpatizzante del Club.



Ripartire da zero, ma si può?

L'alpinista Luciano Ratto, con il suo articolo, chiaro e ben documentato, apparso sul fascicolo di giugno (dello "Scarpone") (pag. 14), nel dibattito che ne è scaturito, si è visto pervenire sul numero di luglio (pag. 38), tre avverse e risentite risposte a firma di altrettanti soci, tanto che la Redazione gli ha concesso il diritto di replica.
Personalmente come socio ed alpinista mi schiero senza esitazioni sulle Sue posizioni per i motivi che espongo:
Ratto, propone che almeno in "alta montagna", le vie "normali" che salgono alle vette pur "prestigiose" come il Cervino ed il Dente del Gigante, vengano possibilmente (dopo i recenti crolli) lasciate integre, come le avevano aperte i primi pionieri.
Infatti, è ora di prendere tutti coscienza che l'alta montagna non è un parco di divertimenti, le salite sulle cime d'alta quota dovrebbero restare ad appannaggio solo di chi è ben allenato, equipaggiato, documentato e sa superare, senza cavi, scalette ecc. le difficoltà, così come queste si presentavano a chi le aveva affrontate per la prima volta.
Basta con le scuse ed i piagnistei dei soci che non hanno più vent'anni… che, per costrizioni e pigrizia, senza l'allenamento… ecc. ecc. vogliono continuare a salirvi facilitati da orpelli di ogni sorta!
Basta con le preoccupazioni del socio Rapetto che ritiene giuste le "facilitazioni" sulla via italiana al Cervino (che ha "calcato" grazie a queste, anche in solitaria!) adducendo alla tranquillità delle Guide alpine che in tutta sicurezza possono così far vivere emozioni ai loro clienti che, altrimenti, non potrebbero godere di tanto. Le Alpi Occidentali e non solo, offrono decine e decine di vette, certo non tutte si chiamano Cervino o Dente del Gigante, ma sono altrettanto belle e accessibili per le vie normali agli alpinisti che vogliono provare emozioni uniche e godere di panorami forti.
A un tiro di schioppo dal Cervino, sempre sulle Pennine, c'è la Dent d'Herens m 4179, una montagna bellissima, dove non si fa la coda sulle corde fisse perché non ci sono. Quante volte l'ha salita in solitaria per la facile cresta Ovest, il past presidente della Commissione rifugi? Sul Bianco, in bella vista del Gigante, c'è il giallo rossastro granito dell'altrettanto prestigioso e superbo Grand Capucin 3838 m.
Ne ha mai "calcato" la vetta in solitaria per la normale da Ovest, magari con gli scarponi chiodati e l'uso della pertica e dei "fittoni" lasciati da Adolfo Rey, il nostro socio Repetto? Già, dimenticavo di dire che queste montagne non sono così ricche di "bordature" come gradirebbe il socio Stronzi di Reggio Emilia, che dà dell'"integralista" all'alpinista Luciano Ratto, per le sue opinioni esposte nell'articolo del giugno scorso.
Eppure, cari amici, anche su queste montagne e tante altre, per vie ben più difficili, (forse meno alla moda?) le Guide della Val d'Aosta e non solo, portano ogni anno in vetta, decine e decine di clienti un tutta sicurezza. La loro salita costa un centinaio di euro in più rispetto alla vie disastrate dai crolli? Forse!
Ma un conto è poter dire agli amici: "sai, quest'anno "ho fatto" in solitaria il Cervino, (e non ero allenato!)", un conto è dire: "ho calcato in solitaria per la prima volta in vita mia, la vetta del Grand Combin" e sentirsi rispondere: "ma dove sta questa montagna?" Ed i rifugi, amico socio Repetto, non devono essere strutture d'alta montagna simili ad alberghi!
Caro Ratto, il suo quesito non investe solo il carattere d'inquinamento ambientale dell'alta montagna, ma tocca anche quello morale ed etico, ed è questo quello che i tre soci non hanno capito, e che purtroppo oggi nel Club trova pericolosamente troppi consensi, dove la cultura della lentezza costituisce un valore aggiunto….
In alta montagna non si può essere lenti, non allenati, mal equipaggiati, demotivati e trovare accoglienza per tutti, come in un grande scarpinata stracittadina. Il Club Alpino potrà diventare sempre più la casa della Montagna, ma l'alta montagna non può essere la casa di tutti.
L'alta montagna non è per tutti, scrive in un suo libro il più grande alpinista vivente di tutti i tempi, (tanto noto, che non è necessario citarne il nome), si può non essere d'accordo con lui, ma allora per favore non chiamiamoci alpinisti, ma turisti d'alta quota.

Carlo Borioni - Jesi
carlo43@tiscali.it

(pubblicato parzialmente su Lo Scarpone n. 11/2004, a pag. 38, con il titolo "Montagne per pochi"?)