Quesiti dei soci (e non solo!)
Bambini e 4000 (25 settembre 2008)
Una domanda "medica": a che età si possono portare i bambini sopra i 4000 m ?
Provo a specificare meglio: fino a che età può essere sconveniente per il fisico o per la crescita far arrivare un bambino ad una quota superiore ai 4000 m, piuttosto che 4300 m, 4500 m ... (problemi di polmoni che ne possono risentire, mal di montagna...) ?
Grazie
Paolo Brunatto
Giro subito questa domanda al nostro "consulente" prof. Giambattista Parigi
e contemporaneamente la pubblico qui, casomai qualcun altro volesse
rispondere (abbiamo vari medici tra i soci!).
Io (ma non sono medico...) ho portato mio figlio a fare il suo primo 4000
(il Breithorn W) all'età di 12 anni, che personalmente ritengo il limite
minimo; naturalmente dipende non solo dalla quota, ma anche dal dislivello e
dal grado di allenamento del bambino/ragazzino, che comunque deve essere ben
motivato.
Per gite fisicamente più impegnative (quota e dislivello) ritengo che il
limite fissato dalla Scuola di sci-alpinismo Sucai (16 anni) sia corretto:
in 57 anni di corsi non abbiamo mai avuto problemi.
Un caro saluto e auguri per le tue gite!
Flavio Melindo
I "4000" italiani (11 settembre 2008)
Nella sezione del sito dove si riportano i 4000 divisi per nazione ho visto
che quelli interamente sul territorio italiano sono 10; mi potreste indicare
gentilmente quali sono?
Grazie
Michele
Si sente spesso dire che l'unico 4000 interamente italiano è il Gran Paradiso. In realtà, degli 82 4000 "ufficiali" in Italia ce ne sono dieci, e precisamente:
Gran Paradiso 4061 m
Monte Bianco di Courmayeur 4765
Picco Luigi Amedeo 4470 m
Mont Brouillard 4068 m
Punta Baretti 4006 m
Grand Pilier d'Angle 4243 m
Aiguille Blanche de Peutérey 4114 m
Punta Giordani 4046 m
Piramide Vincent 4215 m
Corno Nero 4322 m
Un saluto cordiale
Flavio Melindo
Dufour (24 luglio 2006)
Desidererei avere maggiori informazioni sulle corde fisse al canale nord della Dufour come descritto dal Vs. socio Vareno Boreatti: sono posizionate lungo tutto il canale? La cresta per la cima dalla fine di tale canale che difficoltà riporta rispetto la normale Svizzera? Il canale che condizioni di neve riporta (di solito) in questo periodo (fine luglio)?
Vi ringrazio anticipatamente.
Michele Bassi -
Ferrara Sono in
ritardissimo per la risposta! Comunque non cambia molto, in quanto non
saprei cosa dire sulle corde fisse nel canale Nord. Quello che posso pensare è
che siano posizionate in uno dei canali che dalla Punta Dufour, versante nord,
scendono sul Monte Rosa Gletscher (via normale alla Nordend) già ben sopra
il pianoro a 4000, diciamo quasi al Silber Sattel.
A questo riguardo la Guida Pier Mattiel, consulente del Club,
ci invia la seguente comunicazione:
Salve a tutti, intendo fare la traversata della cresta del Lyskamm a fine luglio. C’è qualcuno che ultimamente l’ha percorsa e mi può indicare in che condizioni si trova ? Vi ringrazio e buone salite a tutti.
Sono Lucio Bassani di Torino e due anni fa ho incominciato quella che credo
stia diventando una vera passione. Nel mio povero curriculum "alpinistico"
posso inserire:
1. Breithorn W 4164 m;
2. Gran Paradiso 4061 m;
3. Punta Gnifetti 4554 m;
4. Dome de Neige des Ecrins 4015 m;
5. Castore 4228 m (luglio 2006).
Sto cercando informazioni relative alle salite al Weissmies 4023 m (Via
normale) e al Monte Bianco (4807 m dal rifugio Goûter), in programma
per le ultime due settimane di luglio.
In particolare vorrei avere aggiornamenti recenti circa le condizioni della
crepacciata del Weissmeis (ho visto su internet alcuni passaggi attrezzati
con scale metalliche) e la reale difficoltà della ascensione riferita
alle mie precedenti (in particolare l'esposizione della cresta finale).
In aggiunta, per poter tranquillizzare una compagna di avventura, richiederei
informazioni circa la pericolosità del Grand Couloir.
Grazie infinite per l'attenzione e la disponibilità.
Cordiali saluti
Lucio Bassani
Caro Lucio,
risponderà ai tuoi quesiti il Consulente Alpinistico del Gruppo Club
4000, la Guida Alpina Pier Mattiel.
Circa le "normali" al Bianco, sul nostro sito, e precisamente
nella rubrica "RELAZIONI", troverai tutte le informazioni che
ti servono sotto il titolo "Le
vie normali al Monte Bianco"
Per quanto riguarda la via del Gouter, ed in particolare proprio a causa
del Grand Couloir, come potrai leggere, noi non esitiamo a sconsigliare
nel modo più deciso la salita per questa via che consideriamo "il
percorso più pericoloso e mortale delle Alpi".
A presto. Cordiali saluti.
Luciano Ratto
Ed ecco la risposta di Pier Mattiel:
Ieri (10 luglio) ho parlato con persone che ci sono state, mi
hanno detto che la funivia alta fino a 3000 mt. il week-end scorso girava,
in pratica volendo in questo modo lo si potrebbe fare in giornata anche
in estate, come si fa in primavera con gli sci (oppure si raggiunge il rifugio
in discesa invece che in salita) e che le condizioni erano buone.
Se la funivia non funziona:
Per la via normale al Weissmies :
Si parte da Saas Grund e con la telecabina si sale a 2400 mt; da qui in
una ora scarsa si raggiunge il rifugio Weissmieshütte a 2700 m. Il
giorno dopo si sale per pietraie fin nei pressi della stazione di monte
della Funivia 3098 m, poi si continua nella medesima direzione sempre su
pietraie o pendii di neve a seconda dell'innevamento fino a circa 3300 scarsi,
poi si piega a destra e con breve discesa si entra sul ghiacciaio, qui molto
crepacciato. Lo si attraversa passando sotto la parete-versante NO del Weissmies
per passare oltre, dove i pendii si abbattono e in linea di massima si sale
dove le pendenze sono inferiori, aggirando anche qualche seracco e si punta
a salire sulla dorsale, dopo il traverso per accedere ai pendii che portano
sulla dorsale; ci sono sempre delle crepaccie da superare ed è quindi
possibile che una di queste sia aperta più del normale e per non
creare complicazioni le Guide del posto abbiano messo un scala metallica
per facilitare il passaggio, (è successo qualche anno fa anche al
Gran Paradiso... ). Poi, raggiunta la dorsale, la si sale in direzione della
vetta, dapprima larga e ampia poi diventa una cresta sempre più affilata
man mano che si sale, in linea di massima non è mai né troppo
esposta né troppo affilata, (in primavera è percorribile in
sci da sciatori alpinisti ben preparati) è ovvio che se la si trova
in ghiaccio vivo qualsiasi cosa diventa difficile.
Per il Monte Bianco valgono le considerazioni espresse nella relazione delle
Vie Normali, le uniche novità sono che la via dei Gran Mulets normale
non è più praticabile se non in primavera e anche presto,
perché si è aperto un grosso crepo tra il piccolo e il grande
plateau, per cui per salire o scendere passando per il rifugio Gran Mulets
invece di fare i Plateau si sale lungo il versante est (pendio a 40°
gradi molto lungo) del Dom de Gouter andando a raggiungere la via normale
del Gouter ben prima della Vallot.
Sulla pericolisità del Gran Coluloir idem, valgono le considerazioni
espresse a suo tempo, ogni anno almeno un paio di persone perdono la vita;
bisogna considerare però un flusso continuo di persone che salgono
e scendono dallo sperone del Gouter, molte migliaia di persone a stagione.
L' altra novità è che ora è stato rifattto il rif.
Tete Rousse (mi dispiace ma lo preferivo prima) diventando un grosso e moderno
rifugio in grado di ospitare un bel po' di alpinisti.
Salutoni
Pier Mattiel
Cresta del Leone al Cervino (23 giugno 2006)
mi chiamo Pietro Cantoni e scrivo da Parma.
Ques'estate vorrei affronate la salita alla vetta del Cervino lungo la cresta
del Leone assieme ad una guida alpina.
Ho già affrontato salite in alta montagna (traversata del monte Bianco
lungo le vie normali di salita Francesi, Gran Paradiso lungo la via normale
dal rifugio Chabod, capanna Margherita dalla capanna Gnifetti, punta Castore,
ecc) ma si tratta di itinerari di difficoltà tecnica contenuta.
Inoltre sono pressochè a digiuno di arrampicata su roccia in alta
quota e non ho mai percorso itinerari seri di misto.
Premesso che intendo presentarmi all'appuntamento in condizioni di forma
e acclimatamento per lo meno passabili, vorrei un vostro parere relativamente
all'opportunità di tentare la salita della Gran Becca e su come prepararmi
al meglio all'eventuale salita.
Attendo fiducioso una vostra risposta.
Grazie
La risposta del nostro "consulente" e guida alpina Pier Mattiel è di interesse generale, e la riportiamo alla rubrica "Relazioni", come di consueto in questi casi.
Un grazie a Pier Mattiel e buona salita!
F.M.
Gran Combin (22 maggio 2006)
Sono Gianluigi Baraldi di Genova, iscritto al club 4000 da qualche anno.
Vorrei mettermi in contatto con qualche altro socio che ha già fatto
il Gran Combin dalla parte italiana (rifugio Amiante o Cab. Valsorey) perché
dispongo di notizie contradditorie sulle difficoltà e tempi.
Molto grato per quello che potrete fare.
Cordiali saluti
A questa domanda del socio Baraldi il sempre cortese Pier Mattiel ha dato una risposta così esauriente, che abbiamo pensato di inserirla nella rubrica "Relazioni", a disposizione di tutti.
Ringraziamo Pier Mattiel e auguriamo a Baraldi e a tutti i soci una bella stagione alpinistica.
F.M.
Strahlhorn e Gran Combin de Tsessette (3 marzo 2006)
Vorremmo fare lo Strahlhorn (dalla Britanniahütte) e il Gran Combin
de Tsessette (dal Rif. Panossière), periodo marzo aprile, senza sci.
Il mio compagno non sa sciare. Quali sono le insidie delle due vie?
E' consigliabile farli con le racchette? Resto in attesa di consigli !
Ernesto
Duranti
Risponde il socio e Guida Alpina Pier
Mattiel
Per lo Strahlhorn (dalla Britanniahütte) in aprile,
meglio se fine, e non dopo recenti nevicate la neve è solitamente
ben assestata, ed il percorso sempre frequentato quindi è sicuramente
possibile salirlo in racchette, tenendo conto che rispetto agli sci il tempo
di salita/discesa praticamente raddoppia e la fatica è spropositatamente
più elevata, in quanto ci sono molti falsi piani lunghi. Poi direi
che sul ghiacciaio in racchette è indispendabile legarsi in cordata,
lo sottolineo perchè quando si è lì insieme ad altri
150 scialpinisti che salgono allegramente rigorosamente senza corda, uno
potrebbe anche non pensarci. (Possono servire ramponi per la brevissima
cresta di vetta).
Per il Gran Combin de Tsessette (dal Rif. Panossière) le cose sono
profondamente diverse, innanzi tutto è molto meno frequentato e molto
più lungo, con dapprima un lunghissimo pianoro sul ghiacciaio e poi
dal colle in su le pendenze aumentano notevolmente, la via normale inizia
lungo l' itinerario del corridor, poi devia a destra e supera un pendio
che diventa sempre più ripido fino ai buoni 40°, poi si supera
una barriera di seracchi che a seconda della stagione e della annata può
essere facile oppure anche complicata (piccozza ramponi e buona tecnica
necessaria), infine, sopra, il ghiacciaio si abbatte un pochino diventando
nuovamente sciabile anche se abbastanza ripido fino a pochi metri dalla
vetta del Gran Combin de Pannossier, che può non essere raggiunta,
ma attraversare più basso e portarsi sul Mur de La Cote discenderlo
(50° per un breve tratto, sovente ghiacciato anche in primavera) fino
a mettere piede sui pianori sommitali del Gran Combin de Tsessette da cui
per facili dossi alla vetta. Altra possibilità di salita meno tecnica
e più rapida è quella del percorso lungo il Corridor, ma essa
comporta l'assunzione di notevoli rischi oggettivi dovuti alla caduta di
seracchi dall'alto (a livello di consiglio, il Corridor va bene solo in
discesa con gli sci).
In buona sostanza, mentre la salita dello Stralhorn in primavera con le
racchette è tutto sommato ragionevole, il Gran Combin è decisamente
più impegnativo, più lungo e più isolato, insomma la
sua salita richiede una ottima e completa preparazione alpinistica.
Saluti
Pier Mattiel
Monte Bianco: il falso della mappa francese del 1865
Come integrazione dello scritto del
colonnello Umberto Pelazza in risposta al quesito
di Domenico Innocenti (5 ottobre 2003) se la vetta del M. Bianco sia in
Francia o sul confine, ricordiamo che il citato Jean-Joseph Mieulet, capitano
dell'esercito francese con l'hobby della geografia e della montagna, ha
dato un contributo non di poco conto alla confusione sull'esatta posizione
della vetta del monte Bianco. Infatti, nel 1865, dopo due anni di rilevamenti
topografici, apparve la sua "Carta del Monte Bianco", pubblicata
su ordine dello stato Maggiore di Francia.
" Geopoliticamente parlando, -commenta Claudio Colombo su Il Giornale
del 27.12.2005-, non fu un avvenimento secondario: se oggi i nostri cugini
d'Oltralpe ritengono di loro proprietà la vetta del Bianco, è
proprio per quella centenaria e accuratissima mappa, sulla quale Mieulet,
tracciando il confine tra Francia ed Italia, pone questa cima, a quota 4807
m, completamente in territorio francese". Il che è un clamoroso
falso, che comunque non ha alcun valore giuridico.
Per inciso, a Mieulet è stata dedicata la vetta di un quattromila
minore che è compresa nell' "elenco allargato" UIAA: la
Pointe Mieulet , di 4287 m, che si trova a poca distanza del Mont Maudit
in direzione nord-ovest
.
(fonte: "Le Grandi Alpi nella cartografia 1482-1885" di Laura
e Giorgio Aliprandi, Priuli e Verlucca,2005)
Aiguille de Bionassay (8 agosto 2005)
Buon giorno e complimenti per il sito molto interessante!
Sto cercando informazioni relative alla salita all'Aiguille de Bionassay
dal rif. Gonella. A parte la relazione sulla guida del CAI, mi interesserebbe
avere notizie più recenti circa la salita a questo (pare) poco frequentato
4000. Qualcuno ha affrontato la cresta di recente? Impressioni? Consigli?
Grazie anticipatamente e cordiali saluti!
Davide Sacchi - Genova
Ancora una volta risponde il socio e Guida Alpina Pier Mattiel
Alla domanda è facile rispondere perchè l'ho fatta con un cliente domenica scorsa (14/8, ndr),
anzi in verità abbiamo fatto una bellissima traversata di cresta per giungere in vetta al Bianco
da un versante insolito.
Primo giorno Cabane de Coscrittes, secondo trav. dell'Aig. de Beranger + tutti i Dôme de Miage
fino al rif. Durier, terzo cresta sud della Bionnassay, trav. al Piton des Italiens, cresta delle
Bosses, vetta M. Bianco.
Le condizioni della Bionnassay erano perfette, sia la cresta sud, con passaggi di roccia fino al 3°
grado, che la cresta nord che collega la vetta con il colle Bionassay, dove le difficolta sono
prettamente nevose.
Volendo salire la Bionnassay dal Gonella, si sale dapprima al colletto delle Aig. Grises, in
comune con la via italiana al Monte Bianco, ora ben tracciata, poi si traversa al colle Bionnassay
su neve molto ripido, ora c'è ghiaccio, quindi è più facile salire lungo la traccia del M. Bianco
fino alla puntina rocciosa prima del Piton des Italiens, e poi con un 150 m. in discesa su cresta
raggiungere il colle, da dove parte la cresta nord, una vera lama di neve, forse una delle creste
più affilate delle Alpi; domenica l'abbiamo tracciata a dovere, per cui questa settimana era perfetta.
Saluti
Pier Mattiel
Attenzione: v. situazione del 22/8/2005
Pubblichiamo le due richieste che seguono con un certo ritardo: anche i webmaster vanno in montagna... Per entrambe la risposta viene ancora una volta dal socio e Guida Alpina Pier Mattiel, che ringraziamo per la cortesia.
Strahlhorn e Dom di Mischabel (21 luglio 2005)
Potrei avere aggiornamenti recenti sullo Strahlhorn e il Dom di Mischabel, che vorrei affrontare il prossimo agosto?
Grazie.
Davide
Iacchetti
Per la via normale dello Stralhorn (da Saas Fee) in generale non ci
sono mai difficoltà rilevanti, se non l' attraversamento del ghiacciaio
e relativi crepacci.
Il Dom invece è decisamente più tecnico e più lungo,
nella parte bassa sopra il rifugio il ghiaccio è molto contorto ed
il successivo pendio che porta al colle è praticamente tutto in terra
e roccette, poi oltre è ben innevato.
Attualmente ambedue le vette sono praticate regolarmente.
Saluti
Pier Mattiel
Roccia Nera (20 luglio 2005)
Vi scrivo per chiedervi informazioni sulla Roccia Nera ed il bivacco Rossi-Volante nel gruppo del MonteRosa.
La mia esperienza non è molta: questa primavera ho partecipato ad un corso di alpinismo del CAI, di cui l'ultima gita è stata il Polluce. Oltre a questa esperienza ho fatto la via normale al Castore e la via normale al Breithorn Occidentale (quindi due super classiche facili del Monte Rosa)
Quest'estate vorrei inoltre raggiungere il bivacco Rossi-Volante (e magari la Roccia Nera per la via normale, visto che è data ad 1h circa dal bivacco). Però ho sentito alcune persone e alcuni siti parlare relativamente male del tratto di ghiacciaio tra il Polluce e la Roccia Nera, nel senso che spesso è molto crepacciato. Data la non eccessiva esperienza sarei riluttante ad avventurarmi verso questa destinazione se la parte di ghiacciaio si preannuncia così preoccupante.
Volevo gentilmente chiedervi un parere su questa tratta, ed inoltre, visto
che andrei in cordata con alcune persone che non hanno mai arrampicato (anche
loro Breithorn e Castore ma niente roccia) , se è possibile raggiungere
tranquillamente il bivacco Rossi-Volante dal momento che l'ultima parte
del percorso si svolge su roccette.
Entrambi i mebri della cordata hanno raggiunto tranquillamente il rifugio
Q. Sella ; le roccette del Rossi-Volante si possono paragonare alla cresta
precedente il Q.Sella ?
Grazie infinite per l'attenzione.
youngamerica@inwind.it (nome non indicato)
Ci sono due itinerari principali per raggiungere il Rossi-Volante dall'
Italia. Il primo da Cervinia, funivia a Plateau Rosà, a piedi lungo
le piste da sci estivo fino al Piccolo Cervino, punto culminante degli impianti,
quindi attraverso il ghiacciaio dapprima in piano poi in leggera discesa
e poi con brevi saliscendi si raggiunge il bivacco, tra l'altro nuovo e
molto bello, costruito su un roccione alla base del versante sud della Roccia
Nera, non ci sono difficoltà tecniche, se non qualche crepaccio che
normalmente si passa facilmente, 1 ora scarsa dal Piccolo Cervino. Il secondo;
valle di Champoluc quindi Pian Di Verra, rifugio Mezzalama, rifugio delle
Guide Val d' Ayas, base del Polluce, colle della Porta Nera e bivacco, stesse
difficoltà del primo, ma molto, molto più lungo. In generale
da ambedue i versanti non ci sono difficoltà rilevanti, è
necessaria comunque una buona tecnica di ghiacciaio, corda, picozza e ramponi,
i crepacci, piccoli o grandi che siano, ci sono, le roccette non costituiscono
difficoltà.
Dal bivacco si raggiunge la vetta della Roccia Nera direttamente lungo il
pendio di neve, che nella parte centrale si raddrizza fino ai 45°, che
pur non essendo ripidissimo, costituisce seria difficoltà se non
in possesso di adeguata preparazione. Il pendio è rivolto in pieno
sud e in tarda stagione si forma facilmente del ghiaccio, se così
fosse le difficoltà aumentano di molto.
Saluti
Pier Mattiel
Barre des Ecrins (10 luglio 2005)
Abito vicino ad Ivrea in prov. di Torino.
Mi chiedevo se qualcuno mi può dare alcune indicazioni sulla salita
della cresta che dal Dôme de Neige sale alla Barre des Écrins
(cresta ovest). Mi piacerebbe andare a farla ma non sono riuscito ancora
a trovare relazioni soddisfacenti. Quali sono le difficoltà? E il
tempo medio? Io ho salito le creste della Grivola e dell'Herbetet, questa
è più difficile?
Grazie e a presto!
Una descrizione della salita la puoi trovare (in Francese) al sito http://julien.beausseron.free.fr/Montagne/Topos/course_3.htm,
dove è quotata PD. L'esposizione è notevole, ma le difficoltà
tecniche sono abbastanza limitate, e ricordo di aver fatto molti tratti
di conserva. Naturalmente molto dipende dalle condizioni generali della
montagna: la sconsiglierei in caso di tempo incerto, è pur sempre
un 4000...
E' comunque una gita complessivamente molto lunga, che richiede un buon
allenamento. Conviene partire molto presto, cercando di anticipare le molte
cordate, altrimenti si rischia di dover rinunciare per le troppe code sui
passaggi obbligati, in primis alla terminale sotto la Bréche Lory.
Preparati a complicati incroci in discesa.
Per evitare gli incroci io ero sceso al centro della parete N, cosa che
sconsiglio vivamente.
Attenzione ai seracchi che incombono per arrivare alla Brèche; dato
che devi in ogni caso prenotare al ref. des Ecrins, fatti dire le condizioni
generali del pendio, sarebbe spiacevole arrivare fin lì e scoprire
che non si sale...
Auguri e buona salita
Flavio Melindo
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Ho visto sul sito Club4000 il tuo quesito e per questo ti allego un
file pdf [qui non riportato, NdR] che avevo realizzato quando abbiamo
fatto la gita come CAI nel 2002. Spero possa servirti.
Non ho salito la cresta della Grivola e nemmeno quella dell'Herbetet,
quindi non posso fare un paragone.
La cresta della Barre è bella e divertente e quando l’abbiamo
fatto noi non presentava difficoltà, tieni comunque presente che
sei sempre su un 4000 e le condizioni della montagna cambiano velocemente.
Se ti serve qualche altra descrizione o foto di salite forse la puoi
trovare sul mio sito.
Ciao e buon divertimento
Roberto Rovelli
Punta Baretti e M. Brouillard (7 luglio 2005)
Vorrei avere se possibile alcune informazioni sulla Punta Baretti ed il
Mont Brouillard nel gruppo del Monte Bianco.
Si tratta di due 4000 molto appartati e tralasciati dalla maggioranza degli
alpinisti. Proprio per questo è difficile trovare guide o relazioni
che descrivano sufficientemente bene la loro ascensione.
In particolare vorrei programmare con i miei amici un week-end al rifugio
Quintino Sella (che mi hanno descritto come una pietra miliare dell'alpinismo)
per salirli entrambi e vedere da vicino il famoso versante Brouillard del
Monte Bianco.
Detto ciò volevo sapere:
E' possibile salirli a settembre? Se no, in quale stagione è più
opportuno salirli?
E' possible scalarli entrambi nella medesima giornata?
Ho sentito parlare di un canalone a 50°, può essere ostico in
quella stagione?
Sarebbe possibile avere una descrizione, anche molto sintetica, dell'itinerario?
Magari fatta da qualcuno che vi è stato recentemente.
Esistono informazioni importanti che mi sfuggono?
Cordiali saluti.
Davide Forni
Caro Davide,
giriamo il tuo quesito (che certamente può interessare anche altri
alpinisti) alla Guida Alpina Pier Mattiel,
che già altre volte ha fatto da "consulente tecnico" del
CLUB 4000, e che saprà certamente fornirti tutti i dettagli tecnici
e le informazioni aggiornate che ti servono.
Intanto tento di darti io qualche risposta, d'ordine generale:
- Queste due vette sono di scarso interesse alpinistico e tecnicamente facili;
il problema è raggiungere la cresta tra le due cime; l'ambiente è,
a mio giudizio, il più selvaggio ed appartato non solo del Bianco
ma di tutte le Alpi. Scrive Goedeke: "Il n'est guère possible
en Europe de s'éloigner autant de la civilisation": no comment!
La salita di questi due 4000 è un'impresa da non sottovalutare, non
tanto sul piano tecnico, ma dell'impegno globale: è questo un test
che mette in evidenza chi - per dirla con Rebuffat - è un vero "montagnard"
e chi è invece solo un "grimpeur" (anzi, un "rocassier",
come scriveva il Maestro Rebuffat).
- È vero: il Q. Sella è davvero una testimonianza dell'alpinismo
eroico; lo chiamiamo rifugio ma in realtà è solo un povero
bivacco male in arnese.
- Settembre?: ritengo che sia troppo tardi perchè il ghiacciaio del
Miage sarà troppo crepacciato e renderà ardua se non impossibile
la salita; meglio ora, ammesso che non sia già troppo tardi;
- anche il canale che porta al Colle Emilio Rey nel mese di settembre è
probabile che sia in ghiaccio vivo o addirittura un brutto misto di ghiaccio
e pietre instabili; tieni inoltre presente che questo canale, volto ad ovest,
specie nel pomeriggio quando lo si scende, scarica molto;
- la salita al rifugio (di cui occorre verificare le condizioni presso le
guide di Courmayeur) è lunga e faticosa, 1400 m in 6-7 ore, dal Combal;
non so se l'itinerario sia oggi segnato, non lo era per nulla quando sono
salito io molti anni addietro per fare la via dei Rochers al Bianco;
- l'itinerario originale, e, credo tuttora il più seguito, parte
dal Q. Sella e sale lungo il canalone che porta al colle Emilio Rey: circa
600 metri per 5-6 ore;
- io ho raggiunto le due vette in oggetto salendo per il lungo (1200 m di
dislivello!), faticoso e pericoloso canalone, sul versante ovest, direttamente
dal ghiacciaio del Miage e bivaccando al col du Brouillard, per salire il
giorno dopo le due cime e, ahimè!, ridiscendere per lo stesso canalone:
un supplizio in salita sotto il sole, con il sacco carico anche del materiale
da bivacco, ed una penitenza in discesa; sulla Vallot, vol 1, lo vedi nel
croquis n. 29, col numero 309.
E' tutto, almeno per ora. Cordiali saluti.
Luciano Ratto
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Con la cortesia e la tempestività che sempre lo contraddistinguono, la Guida Pier Mattiel ci manda le informazioni richieste sul M. Brouillard e la P. Baretti, che riportiamo nel seguito. Pier ha anche descritto la salita integrale della Cresta del Brouillard; ci siamo permessi di scorporarla da questa risposta per inserirla nella rubrica “Relazioni”, a cui rimandiamo il lettore.
In linea generale le cose sono esattamente come ha scritto Luciano, e cioè che sulle Alpi la neve
e soprattutto i canali o le pareti che un tempo erano di neve ora sono di ghiaccio vivo e pietre
già ad inizio stagione. Questo rende problematico e pericolosa la salita degli stessi.
La via più semplice e rapida per fare il M. Brouillard e la P. Baretti è appunto quella dal
rif. Q. Sella 3390, che non è un rifugio custodito ma solo un misero bivacco; meglio avere sacco
a pelo e fornello. Da qui per il ghiacciaio e il canale ovest (50°) al colle Emilio Rey 4030 e
quindi per cresta (II - III°) al M. Brouillard 4069 discesa sulla cresta opposta (II° - III°)
fino al colle tra esso e la P. Baretti, quindi risalita alla cima Baretti 4013 (I - II°) discesa abbastanza facile sul colle Brouillard 3288 e quindi per il canalone ovest discesa sul Ghiacciaio del Miage.
Detto così sembrerebbe tutto sommato semplice, in realtà è una salita lunga e complicata che
richiede esperienza e rapidità. Il problema grosso è dato dai canaloni di neve che hanno
esposizione ovest e immagino che già ora siano in condizioni disastrose.
Per fare la salita a settembre c'è un’altra possibilità molto più elegante ma molto più impegnativa
che richiede 2/3 giornate (per farla in due bisogna essere veramente rapidi). Si tratta cioè di
salire per intero la cresta del Brouillard dai prati della Val Veny alla cima del Monte Bianco:
l'Integrale del Brouillard, 7 km per 3200 m di dislivello passando per le cime della P. Baretti
4013 il M. Brouillard 4069, il Picco Luigi Amedeo m. 4460, il Monte Bianco di Courmayeur m. 4748
il Monte Bianco 4810. La salita non ha particolari pericoli oggettivi anche con scarso innevamento,
anzi è più semplice, io personalmente l'ho fatta una volta alla fine di agosto.
Pier Mattiel
Una curiosità (29 giugno 2005)
Vorrei sapere, se possibile quale è il più giovane alpinista (quando ed a quale età)
ad essere stato sulla cima del Bianco.
Grazie per l'informazione.
Caro Paolo,
André Roch, nel suo libro "Grandi imprese sul Monte Bianco" (Editore Dall'Oglio) ci dà queste informazioni:
"...Il 17 agosto 1869 a soli quindici anni Armando de Vermeuil riesce nell'ascensione del Monte Bianco. Il 17 luglio 1873 Horace de Saussure la compie a quattordici anni, e lo stesso anno Aline Loppé a sedici...".
Questo libro è del 1982. Certamente, da allora, qualche padre ambizioso ed imprudente avrà trascinato sul Monte Bianco adolescenti di più tenera età di questi ricordati da Roch, il che è da sconsigliare perchè la quota elevata, la rarefazione dell'ossigeno e lo sforzo fisico che richiede questa ascensione non si addicono assolutamente ad organismi non adulti.
Giriamo il tuo quesito ai nostri soci: chissà che qualcuno non sia più aggiornato di noi in merito.
Cordiali Saluti.
Luciano Ratto
Quesiti generali (19 maggio 2005)
Sono un neofita alpinista (o mi piacerebbe esserlo) e avevo qualche domanda
di carattere generale, che potrà forse sembrare stupida ai più
esperti, ma tant'è....
1) su vie normali fino al PD (o PD+) basta anche solo una piccozza (classica
con manico dritto etc.) o già ne servono due un po' più tecniche?
E da quale difficoltà in poi servono le due picche tecniche e/o chiodi
da ghiaccio?
2) quando (a livello sia di difficoltà che di pendenza) bisogna passare
dalla salita in cordata a quella singola col secondo che fa da sicura per
poi salire quando il primo sia arrivato a una 'sosta' (non so come si chiami).
Grazie molte
Giovanni Benedetti
Caro Giovanni,
le tue domande hanno suscitato in me qualche preoccupazione, specialmente
se messe in relazione con la tua richiesta di informazioni dello scorso
anno (già riportata in questa rubrica). È evidente, infatti,
che alla tua passione per la montagna e le alte quote non corrisponde un'adeguata
preparazione tecnica, assolutamente indispensabile per non trasformare l'alpinismo
in un'attività pericolosa oltre il lecito.
Ti consiglio quindi vivamente di iscriverti a qualche corso di alpinismo;
di sicuro ne potrai trovare presso la più vicina Sezione del CAI,
dove ti sapranno dare tutte le informazioni del caso (l'elenco delle Sezioni
lo trovi sul sito www.cai.it). L'esperienza verrà col tempo, ma è
meglio cominciarla sotto la guida di un Istruttore esperto piuttosto che
farsela sulla propria pelle (e a rischio della medesima…).
Auguri per il tuo futuro alpinistico
Flavio Melindo
P.S. Per ora accontentati di una piccozza classica…
Collezioni di "piedi"? (12 maggio 2005)
Sono un ragazzo che, da grande appassionato di montagna e collezionista
di 4000 (per il momento solo 4, ma spero quest'anno di arrivare a 10), si
è posto una domanda curiosa. Tutti noi in Europa individuiamo nella
fatidica quota di 4000 metri (e oltre) qualcosa che rende speciale una montagna
rispetto alle altre. Ora, la mia considerazione è che i popoli anglosassoni
non utilizzano i metri per individuare l'altezza di una montagna, bensì
i piedi (feet). Se è vero che i grandi alpinisti dell'800 erano quasi
tutti anglosassoni (Whimper, Tyndall, Coolidge, etc.), mi chiedo se gli
anglosassoni di adesso debbano essere considerati collezionisti di 4000
o abbiano una loro particolare collezione (dei 14.000 feet, per esempio).
E' una curiosità che mi è venuta guardando diversi siti in
inglese su Internet.
Qualcuno è in grado di rispondermi?
In attesa di riscontro, ringrazio e porgo cordiali saluti.
Davide Forni
Caro Davide,
la tua "curiosa domanda" è molto interessante, ma a noi del
CLUB 4000 non risulta che vi siano collezionisti di montagne misurate in piedi,
anche se la cosa non è da escludere perchè, come puoi constatare
leggendo la rubrica "Record e curiosità"
del nostro sito, anche nel mondo della montagna esistono le collezioni più
strane.
Tra i membri del Club 4000 (vedi l'elenco del "Membri
del Club"), per il momento compare un solo alpinista inglese, al
quale eventualmente puoi chiedere lumi al riguardo.
Mette conto osservare che il più grande concatenamento di vette di
oltre 4000 metri delle Alpi (una delle imprese più straordinarie, ma
poco conosciuta dalle origini dell'alpinismo ad oggi), è stata compiuta
da due alpinisti di lingua inglese, gli scozzesi Simon Jenkins e Martin Moran,
che, nel 1993 hanno salito in meno di due mesi 76 vette delle 82 dell'elenco
ufficiale dei 4000.
Tra gli alpinisti inglesi merita poi una citazione particolare Eustace Thomas,
che, in soli sei anni, dal 1923 al 1928, ha salito 70 di questi 4000. Notizie
più dettagliate su questi alpinisti puoi trovare nella sopra segnalata
rubrica "Record e curiosità".
Cordialmente.
Luciano Ratto
Castore, Polluce e Roccia Nera (10 giugno 2004)
Vorrei avere qualche informazione riguardo alle vette Castore,
Polluce e Roccia Nera, in quanto sto preparando insieme a due amici una escursione
di tre giorni e pensavo di arrivare il primo giorno al Rif. Quintino Sella,
dopodiché fare Castore SE, discesa verso colle di Verra e salita al
Polluce il secondo giorno (e discesa al Rifugio delle Guide di val D'ayas),
salita alla Roccia Nera e discesa fino a S.Jacques il terzo giorno.
Mi farebbe piacere avere l'opinione di un esperto su questo itinerario, sapere
se sia fattibile in 3 giorni e conoscere le difficolta' che comporta.
Le nostre condizioni fisiche sono medie (corsa e arrampicata + volte a settimana),
l'esperienza non e' tantissima (Adamello, Marmolada, Pelmo) ma credo abbastanza.
Nessuno di noi ha mai scalato un 4000 prima d'ora.
Per il periodo avevamo pensato il 9-11 luglio.
Grazie per la cortese attenzione
Giovanni Benedetti
Abbiamo girato la domanda alla guida Pier Mattiel, che ancora una volta risponde con la consueta cortesia e disponibilità.
Mi sembra un programma più che fattibile.
1° g. Quintino Sella da Sant Jaques, esiste in stagione un servizio
di jeep che porta al colle Bettaforca, come gli impianti che arrivano da Gressoney;
informarsi presso il rifugio. (Oppure a piedi, ma diventa decisamente molto
più lunga).
2° g. Salita al Castore via Normale, 700 m. facile e frequentata, discesa verso colle di Verra prima parte su cresta ripida ed un po' esposta, fino al colletto; poi se possibile piegare a sx (direzione di marcia) scendere per il pendio ripido e superare la terminale, per immettersi nel pendio centrale. Se la terminale è troppo larga da superare in quel punto (cosa probabile) aggirarla da destra, quindi dal colletto continuare a seguire la cresta ancora per un po', poi scendere ritornando progressivamente a sx (direzione di marcia in discesa) fino ad entrare nel pendio centrale; seguirlo facilmente fino alla base del Polluce che si sale per la via Normale lungo la cresta più o meno rocciosa, un pezzo di corda fissa (catena) nel tratto leggermente più difficile , poi la parte finale facile e nevosa. 300 mt .di dislivello dalla base. Rientro al rif. Guide Val D' Ayas, facile e veloce.
3° g. Salita alla Roccia Nera abbastanza facile e diretta; dal rif. salire fin quasi alla base del Polluce piegare a sx scendere nella conca della Porta Nera risalire fino al Bivacco Rossi Volante e da qui direttamente per il pendio in vetta che nella parte superiore si impenna per un buon tratto a 45 ° , discesa per il medesimo itinerario fino al rif. Guide Val D' Ayas. Continuare a scendere fino al Rif. Mezzalama (neve, e pietre) poi per sentiero morenico divallare fino al Pian Di Verra Superiore, da dove è possibile usufruire di un servizio di Jeep per scendere a S.Jaques, informarsi presso il rifugio. (In alternativa a piedi in parte lungo la strada in parte per sentiero abbastanza lungo e noioso).
Saluti
PierMattiel
Richiesta informazioni sulla Cresta del Soldato alla P. Giordani (15 maggio 2004)
Ho trovato l'indirizzo del Club 4000 e vorrei avvalermi di una
piccola consulenza.
Sto meditando con altri due amici la salita alla Giordani e alla Vincent nel
gruppo del Rosa. L'idea è di salire la Giordani da punta Indren attraverso
la Cresta del Soldato per poi seguire la cresta E-S-E della Vincent.
Vorrei avere qualche dettaglio su questi due tratti...specialmente
sulla difficoltà della Cresta del Soldato e sul materiale necessario.
Fine giugno è un momento adatto per questo itinerario?
Grazie per l'attenzione
Diego Tettamanti
Caro Diego,
innanzitutto grazie per la fiducia che mostri nei confronti del CLUB4000.
La salita che stai progettando è una bellissima classica del massiccio
del Rosa: è una salita che non presenta grandi difficoltà ed
è perciò alla portata di alpinisti medi, che siano però
acclimatati alla quota ed allenati su salite abbastanza lunghe.
Sulla guida di Buscaini dedicata al Rosa puoi trovare descritta la via.
Fine giugno? Tieni presente che questo è un anno molto particolare;
oggi l'innevamento è ancora notevole ed è perciò difficile
fare previsioni. Puoi informarti al riguardo interpellando l'Ufficio Guide
di Alagna.
Giro comunque il tuo messaggio alla Guida Alpina Pier
Mattiel che è un esperto collaboratore del CLUB 4000, al quale
invio in copia anche questa risposta.
Buona gita dunque e cordiali saluti.
Luciano Ratto
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Ciao Luciano, ciao Diego.
La Cresta del Soldato è a mio parere il modo più
interessante di salire la Giordani, sempre rimanendo nel campo di alpinismo
classico poco difficile; la difficoltà si concentra un pochino nella
parte alta con un paio passaggi di III ° , il prosieguo sulla Piramide
Vincent è logico e piacevole. Un primo salto che sembra difficile si
aggira molto facilmente, versante Alagna, poi le difficoltà si risolvono
con alcuni passaggi di II° . Il materiale è quello solito dell'alta
montagna, attrezzatura completa da ghiacciaio più un paio di dadi o
meglio friends di misura medio piccola e due anelli di fettuccia. Il periodo
mi sembra abbastanza corretto, ovviamente con le
riserve esposte da Luciano, in pratica meglio un po' dopo che prima; tieni
presente che le funivie da Alagna non apriranno fin verso il 20 giugno.
Saluti
Pier Mattiel
Richiesta informazioni sulla Cordillera de Vilcanota (28 gennaio 2004)
Nella prossima estate sto organizzando un'uscita in Perù, Cordillera de Vilcanota, con l'obiettivo di salire l'Ausangate che è la cima più elevata di questa catena (6300 m circa). Mi manca però una relazione sulla salita. Spero che qualche socio abbia già fatto questa esperienza e possa darmi qualche informazione. Ringrazio fin d'ora.
La vetta del Bianco è in Francia o esattamente sul confine? (5 ottobre 2003)
Ho letto in passato su qualche rivista che i francesi sostengono
che la vetta del Monte Bianco si trova in territorio francese, e perciò
alcuni chiamano la massima elevazione delle Alpi "Mont Blanc de Chamonix"
per distinguerla con la vetta del "Monte Bianco di Courmayeur" che
è indubitabilmente in territorio italiano.
Non sarebbe più giusto sostenere che questa vetta, essendo sul confine
tra Italia e Francia, appartiene ad entrambi i Paesi confinanti?
Domenico Innocenti
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E' questa una vecchia questione da considerare ormai superata, con buona
pace degli amici francesi, ed è perciò strano che ci sia ancora
chi sostiene quanto tu hai letto. Nelle carte geografiche (italiane e francesi)
in mio possesso la vetta del Bianco è segnata esattamente sulla cresta
di confine, però una di queste realizzata recentemente dall' Institut
Gèographique National francese ed edita da Didier Richard è
piuttosto confusa al riguardo per cui non si capisce dove sia posta con precisione
il culmine massimo delle Alpi; malignamente si potrebbe sospettare che questa
poca chiarezza sia voluta artatamente per perpetuare l'equivoco sull'esatta
collocazione.
Al riguardo riporto qui (con
il cortese consenso dell'autore e della Sezione) un bello scritto dell'ex-colonnello
degli Alpini Umberto Pelazza, di Aosta, scritto pubblicato sull' "Annuario
2001" della sezione di Venaria Reale del C.A.I. con il significativo
titolo "Quale tricolore sul
Monte Bianco?". Alla domanda del titolo parrebbe che ancora oggi
non sia facile dare una risposta definitiva, anche se, secondo logica, non
dovrebbero esserci dubbi che la vetta del Bianco, essendo - come peraltro
le vette di tante altre montagne - esattamente sulla cresta di confine, appartenga
ad entrambi i due Paesi confinanti.
Chissà se altri amici del FORUM del CLUB 4000 vorranno dirci cosa ne
pensano. Attendiamo contributi che ci aiutino a portare chiarezza su questo
tema e conferma della nostra convinzione.
Luciano Ratto
Com'è il Bianco dal Col du Midi? (25 agosto 2003)
In riferimento alla salita al Bianco dal Col du Midi continuo
a sentire informazioni discordanti : da una parte vengono sconsigliati tutti
gli itinerari, causa condizioni neve ghiaccio, dall'altra ( come ad esempio
dai gestori del Rifugio Cosmiques) mi sento dire che non ci sono problemi.
Qualcuno l'ha percorsa di recente e mi sa dire com'è in realta'?
Grazie
Nicoletta Perego
e-mail : nicoletta_perego@it.ibm.com
Cara Nicoletta,
anche a me risulta l'impraticabilità di questo itinerario, comunque giro il tuo quesito alla guida alpina Pier Mattiel, nostro validissimo ed informatissimo collaboratore.
Una telefonata al riguardo agli uffici guide di Courmayeur e Chamonix l'hai già fatta? Se non lo sanno loro..! Anche perchè la situazione dell'alta montagna è in continua evoluzione, verso il peggio purtroppo.
Cordialmente.
Luciano Ratto
Ed ecco la pronta risposta del sempre cortese e disponibile Pier Mattiel:
Ciao Luciano,
io di questa stagione non ho mai fatto una normale al Bianco, ci sono stato
ad aprile e a maggio ma le condizioni erano troppo diverse.
Per quello che so, le vie normali francesi al Bianco, come del resto sulle
Alpi occidentali in generale, sono tutte in condizioni molto, molto più
difficili che il normale, ma ovviamente si possono percorrere, richiedono
più esperienza e capacità, bisogna essere pronti a superare
muri di ghiaccio vicino al verticale per diversi metri sia in salita che in
discesa, camminare molto sicuri con i ramponi sul ghiaccio, conoscere molto
bene la tecnica di progressione su terreno crepacciato, che comunque sono
tecniche che un alpinista che si accinge al Bianco dovrebbe conoscere a monte,
ovviamente non è sufficiente legarsi alla bene meglio e seguire con
il paraocchi una pista nella neve, cosa che è diventata la regola per
definire le buone condizioni della montagna, da parte della maggioranza dei
frequentatori.
Ma se non altro, almeno per una estate, si possono percorrere questi bellissimi
itinerari senza avere decine di cordate avanti e decine dietro.
La via del Gonella era ancora fattibile ( utilizzando i criteri
prima esposti) fino a 20 giorni fa, poi la terminale del colle delle Aig.
Grise è arrivata al limite e mi dicevano che avrebbero fatto una variante
che poteva durare altri 15 giorni .
Tutte le terminali sono diventate larghe e difficili, è per questo
che dico bisogna essere pronti a superare ghiaccio ripido vicino al verticale;
per farti un esempio, sulla normale al Gran Paradiso per superare la terminale
c'è una scala, senza di cui quasi nessuno andrebbe in vetta.
Saluti
Pier Mattiel
Informazioni sullo Zinalrothorn (13 luglio 2003)
Vorrei salire la cresta sud-est dello Zinalrothorn. Che materiale
occorre? Qualcuno che l'ha salita di recente ha qualche informazione utile?
Grazie
Michele Impedovo
In attesa di informazioni recenti, ti anticipo alcune notizie
sulla base della mia esperienza e dei miei (lontani) ricordi:
-la cresta sud-est è senza dubbio la via più facile: AD-, 3°
grado a tratti, altrimenti 2° e 1°; 1050 m dalla Rothornhutte; 3,30
ore; terreno misto; chiodi sul percorso;
-io però ti consiglierei la crest nord, decisamente più bella
e divertente: AD,3° sup. a tratti; 1350 m dalla Mountet; 5-6 ore; chiodi
sul percorso;
-meglio ancora la traversata (che ho fatto) che combina la cresta nord in
salita e la sud-est in discesa: combinazione stupenda ma decisamente più
impegnativa per la lunghezza.
A presto.
Cordiali saluti.
Luciano Ratto
Ober Gabelhorn e Weisshorn (3 luglio 2003)
Sono un socio che non ha ancora salito (oltre a molti altri
4.000, purtroppo!) Ober Gabelhorn e Weisshorn, e che si ripromette di tentare
di salirli nelle prossime settimane.
Sarei molto grato a chi, magari avendoli saliti di recente, mi potesse ragguagliare
sulle condizioni attuali delle loro vie normali (rispettivamente per Wellenkuppe
e cresta, e dalla Weisshorn hutte). In particolare sono interessato a sapere
se i recenti mutamenti delle condizioni abbiano influenzato in modo significativo
la parte in ghiaccio (rispettivamente cresta e pendio) di dette vie.
Naturalmente ogni consiglio, in particolare sul periodo migliore per affrontare
quest'anno queste salite, e' ben accetto. Ringrazio in anticipo.
Cordiali saluti a tutti
Vedi sopra una nota di Pier Mattiel sulle condizioni dell'alta montagna e una quasi-relazione di Marco Orecchia sul Weisshorn.
Informazioni sull'Aletschhorn (16 giugno 2003)
Il nostro Socio Bruno Coggiola ci scrive:
... Se possibile, mi interesserebbe contattare qualcuno che abbia fatto l'Aletschhorn di recente, o almeno un'idea sulle condizioni di salita/discesa dal lato Oberaletschhütte a seguito del ritiro dei ghiacciai. Sarei inoltre interessato a riferimenti telefonici per i rifugi e gli impianti di funivia. Utilissimo sarebbe il numero di telefono od e-mail di qualche socio con recenti esperienze...
In attesa che si faccia vivo qualcun altro, riportiamo l'opinione del sempre disponibile Pier Mattiel, Guida e socio del Club:
L'Aletschhorn è sicuramente da annoverare tra i 4000
scialpinistici, in quanto sul versante sud est, dal bivacco del Mittelaletsch
m. 3013 (021-729 85 73) è sciabile senza particolari difficoltà
fino ad un centianaio di metri dalla vetta.
La via normale più normale è dal versante sud, passando per
il rifugio Oberalatsch m. 2640, (027-927 17 67) raggiungibile in tre ore da
Belalp m 2094, raggiungibile a sua volta in seggiovia da Blatten, a pochi
chilometri
da Briga, salita lunga, 6-7 ore, non particolarmente difficile, dapprima su
ghiacciaio e poi una cresta rocciosa poco marcata.
L' altra via, definita ancora "normale", è la Haslerrippe
sul versante nord con partenza dal Rif. Konkordia (033-855 13 94) oppure dall'Hollandia
(027 939 11 35); la via in questione è decisamente più impegnativa
e molto più d'ambiente che le due menzionate prima, purtroppo logisticamente
scomoda.
I numeri di telefono degli impianti non li conosco ma è sufficiente
chiamare i rifugi per sapere gli orari.
Pier Mattiel
Informazioni sulla Dent Blanche (10 maggio 2003)
Gradirei informazioni recenti, se possibile, sulla salita al
Dent Blanche dalla cresta sud. Se esistono soste e chiodi, se sono da attrezzare
e se generalmente la salita viene fatta sul filo di cresta o aggirando i gendarmi
nei colatoi laterali.
Ringrazio con cordialita'.
Romanini Domenico
Malpeli Daniela
(CAI Parma)
Ho preparato una breve relazione
su questa salita, che potrete trovare nelle pagine della rubrica "Relazioni",
con un commento di Pier Mattiel.
Buona salita!
Luciano Ratto
Bianco dal Col du Midi (ricevuta il 4.6.2003)
Ho letto nel vostro Forum la descrizione delle vie normali al
Bianco.
Vorrei poter accedere alla relazione della via del Col du Midi di Luca Melindo,
citata nella relazione ma che non trovo nel sito.
Vorrei anche un consiglio sul periodo di percorrenza di questa via: l'ultima
settimana di Agosto e' troppo tardi ?
Grazie
Nicoletta Perego
La relazione di Luca Melindo la trovi qui,
all'interno di questa stessa rubrica.
Sul periodo, ecco l'opinione di Pier Mattiel:
"Dipende ovviamente dagli anni e dall'innevamento, però,
sopratutto negli ultimi anni, ho visto più ghiaccio vivo ai primi di
luglio che a fine di agosto, questo perché a giugno fa sovente un caldo
esagerato, che fonde anche sopra i 4200 metri; ad agosto invece il tempo non
è mediamente stabile, con forti temporali ed anche perturbazioni che
scaricano neve in alto.
In ogni caso devo dire che la Trois Mont Blanc l'ho fatta anche a fine settembre
con condizione più che perfette".
Pier Mattiel
Traversata delle Aiguilles du Diable (ricevuta il 15.5.2003)
Pratico l'alpinismo da quindici anni ma solo da poco mi sono
dedicato all'alpinismo classico d'alta quota. Ho salito finora una ventina
di 4000 e vorrei nella prossima stagione aggiungerne a questi altri per entrare
presto a far parte del CLUB 4000. In particolare ho in programma la traversata
della cresta ovest delle Jorasses e la traversata delle Aiguilles du Diable.
Intanto mi sto documentando, e perciò vorrei sapere - se possibile
- quali sono gli alpinisti che hanno conquistato per primi queste creste e
quando è avvenuta la loro conquista. Vorrei inoltre avere qualche informazione
tecnica al riguardo.
Grazie per le informazioni che mi vorrete dare e cordiali saluti.
Mario Fornasetti
Rispondo alle tue domande:
innanzitutto permettimi una pignolesca precisazione terminologica, beninteso
del tutto personale:
i termini "conquista", "conquistatore", "conquistare"
a me paiono del tutto fuori luogo nel linguaggio degli alpinisti. So bene
che, purtroppo, sono diffusissimi nella letteratura di montagna; così
a freddo mi vengono in mente alcuni titoli di libri famosi: da "La conquista
del Cervino" di Whymper, a "A la conquête de la montagne"
di Irving, a "La conquête du Mont Blanc" di Ballu, a "I
conquistatori dell'inutile" di Terray, a "Scoperta e conquista delle
Alpi" di Garobbio, ecc.ecc.
Ti consiglio al riguardo la godevolissima lettura di uno spassoso libro di
Ernst Bowman, da poco tradotto e pubblicato in Italia che, guarda caso, ha
il titolo "La conquista del K.O".
Per non parlare poi di espressioni retoriche e melense tra le quali, ahinoi!,
c'è anche quella "…lotta con l'Alpe…" di Guido
Rey che troviamo sulle nostre tessere del C.A.I.
Lasciamo questi termini e queste espressioni al lessico militare. A noi non
si addicono: noi alpinisti, anche quando raggiungiamo per primi una vetta
o percorriamo una via in "prima" (assoluta, solitaria, invernale,
ecc), non conquistiamo proprio nulla: ci limitiamo a salire, scendere e cercare
di portare a casa la pellaccia. Non credi?
Ma, dopo questa disquisizione filosofica, cerco di rispondere alle tue domande:
- innanzitutto è ottimo il tuo programma di arricchire la tua collezione
di 4000 con queste due stupende traversate in cresta che non possono certo
mancare al curriculum di un amante delle salite in alta quota, sia o no un
collezionista di 4000;
- entrambe sono molto remunerative dal punto di vista dei 4000 da aggiungere
alla collana: 7 con la ovest delle Jorasses (escludendo il Dente del Gigante
che merita una salita a sé), e 6 con le Aiguilles du Diable ed il Mont
Blanc du Tacul;
- se ti interessa solo conoscere i nomi dei primi salitori e le date delle
prime salite, puoi consultare la rubrica "Data
e protagonisti della prima salita" del nostro sito;
- se, come penso, vuoi ripercorrere la storia di queste traversate ti consiglio
di leggere le sempre valide guide Vallot, e, per le Aiguilles du Diable, l'incomparabile
Guida del Monte Bianco, vol.1° del compianto Guido Buscaini (è
questa, a mio avviso, la più bella e completa guida che finora sia
stata compilata in Europa);
- per la storia delle prime salite delle Aiguilles du Diable ti consiglio
la lettura del libro autobiografico "Vocation Alpine" del principale
protagonista, la grande guida di Chamonix Armand Charlet;
- il giudizio su queste due stupende e spettacolari traversate sono così
sintetizzabili:
Ovest delle Jorasses: "magnifica traversata d'alta quota" (Rebuffat)
Aiguilles du Diable: "splendida scalata" (Rebuffat)
"c'est sans doute l'une des plus belles courses de la chaine du Mont
Blanc. Elle se déroule dans un cadre d'une grandeur exceptionnelle"
(Vallot);
- entrambe le traversate sono le più impegnative nei passaggi su roccia
(peraltro un granito "da urlo") dell'intera serie degli 82 quattromila.
Le difficoltà non vanno oltre il 4° superiore, però si deve
tener presente che si arrampica a 4000 metri, con sacchi pesanti, calzando
non scarpette a suola liscia ma scarponi pesanti d'alta quota. Delicate, vertiginose,
pericolose sono inoltre le calate in corda doppia;
- per i particolari tecnici della traversata della ovest delle Jorasses, che
in realtà è una doppia traversata (Rochefort più Jorasses),
e che come tale è forse la più lunga traversata delle Alpi,
vedi la relazione completa scritta dalla guida Pier Mattiel nella rubrica
"Relazioni" sotto
il titolo "Traversata Rochefort-Grandes
Jorasses".
Luciano Ratto
Le vie normali del M. Bianco (ricevuta il 30 aprile 2003)
Considerato il grande interesse che la salita al M. Bianco riveste per molti appassionati, Luciano Ratto, in collaborazione con la Guida Alpina Pier Mattiel, ha preparato una relazione completa, nella quale confronta le quattro vie "normali" di salita alla più alta vetta delle Alpi.
Invitiamo i lettori di Forum a prendere visione della relazione nella rubrica "Relazioni" e a intervenire eventualmente nella discussione.
Mönch, Jungfrau e Fischerhorn (ricevuto il 20 aprile 2003)
Chiedo gentilmente se è consigliabile scalare il Mönch
e la Jungfrau verso fine maggio e indicarmi le difficoltà della scalata.
Vorrei inoltre alcune notizie sui Fischerhorn. Si possono fare senza sci a
fine maggio? Come è crepacciato il ghiacciaio Ewingschneefeld, è
pericoloso farlo senza sci? Come è il passaggio della Torre sulla cresta
sommitale?
Grazie.
Giovanni Botticelli
Per queste tue domande mi sono consultato con l'amico guida alpina Giamba Campiglia, (Aria di Montagna: puoi trovare i suoi indirizzi nel nostro sito, nella pagina delle Guide Alpine), collaboratore del CLUB 4000 e grande conoscitore dell'Oberland, da poco tornato dalle sue settimane scialpinistiche proprio sulle montagne svizzere.
Ecco le informazioni che hai richiesto:
- Mönch: è questa una salita poco impegnativa,
su terreno misto, 450 metri di dislivello, lungo la cresta sud-est e poi est;
difficoltà di II° grado, pendenze su ghiaccio fino a 45°, 3
ore circa dalla capanna Mönchsjochutte (indispensabile prenotare!).
Molti alpinisti (così ho fatto anch'io) salgono questa vetta (la più
facile dell'Oberland dopo i due Fiescherhorn) "di passaggio" mentre
si dirigono dal Jungfraujoch alla capanna (1 ora): giunti sotto la parete
sud del Mönch lasciano sacchi, sci ed attrezzatura varia e solo con piccozza
e ramponi (e macchina foto) salgono e scendono prima di andare in capanna.
- Jungfrau: salita simile al Mönch, cui è
sovente abbinato, dislivello maggiore (700 metri), cresta sud-est, terreno
misto, II° grado su roccia, pendenze di 35-40°, 3-4 ore dalla Capanna.
Con gli sci si può salire fino alla crepaccia terminale dove inizia
il pendio che porta alla Rottalsattel; da questa sella alla vetta sulla cresta
sono state poste 14 barre di ferro a distanza di 20-40 metri, alcuni con anelli
per la sicurezza nei punti di sosta.
ATTENZIONE!: in discesa da entrambe queste vette, su pendii esposti al sole è facile scivolare sugli "zoccoli" che si formano sotto i ramponi. Per ovviare a questo frequentissimo e pericoloso inconveniente, sistemare sotto i ramponi le utilissime placche anti-zoccolo che, non capisco perché, sono ancora così poco conosciute ed utilizzate dagli alpinisti.
Periodo ottimale per la salita: entrambi giudichiamo che, se vuoi salire con gli sci, il mese di maggio è il mese giusto.
- Gross e Hinter Fiescherhorn:
1°- anche per chi non è un collezionista di 4000 è consigliabile salire queste
due vette in traversata lungo la cresta sud-est con partenza dalla Monchsjochhutte,
lungo la cresta sud-est della prima (800 m dal ghiacciaio, 4-5 ore, 1° 2°
grado), e poi continuando sulla cresta nord-ovest della seconda (1 ora, 1°
grado);
2°- il mese di maggio è adatto per salirle con gli sci ma non per salirle
a piedi, neppure usando le racchette da neve, perchè i crepacci sono coperti
ma infidi e perciò il pericolo non è da sottovalutare. Il periodo consigliabile
per salire a piedi queste come le altre vette dell'Oberland (ma non solo queste)
è da metà luglio in poi. E' da tener presente che nel mese di luglio il ghiacciaio
è più coperto che in agosto. In linea di massima però, nel periodo estivo,
i crepacci del ghiacciaio da te citato, salvo che ci sia stata una imprevista
copiosa nevicata, sono più "visibili" che in primavera. Io ho salito queste
due vette in settembre e sempre in questo mese ho salito il Monch e la Jungfrau
senza alcun problema;
3°- a mio avviso, gli sci nell'Oberland ("regno dei ghiacci") possono essere
utili nelle lunghe marce di spostamento tra i rifugi, ma servono poco nella
salita di queste due vette come delle altre (Monch e Jungfrau);
4°-le creste sommitali di entrambi non presentano difficoltà degne di nota.
E' tutto. Buone salite.
Libri guida: Berner Alpen, vol. IV°, C.A.S.
Luciano Ratto
Ancora sulla traversata del M. Bianco (ricevuta il 27 marzo 2003)
In risposta alla richiesta di Mauro Bosoni dello scorso 8/3, la Guida Alpina e socio del Club Pier Mattiel ci ha inviato una relazione completa sulla via di discesa del M. Bianco versante Miage. Gli interessati possono leggerla e farne tesoro consultando la rubrica "Relazioni". Ancora una volta ringraziamo Pier Mattiel per la sua cortesia e disponibilità, invitando i Soci e gli appassionati a visitare il suo sito web all'indirizzo www.altox.it.
Luciano Ratto
Traversata Rochefort - Grandes Jorasses (inviata il 20 marzo 2003)
Sono un socio, in un futuro magari non troppo lontano avrei
l'intenzione di fare la traversata completa della cresta di Rochefort. Attualmente
le guide della zona delle Grandes Jorasses sono abbastanza datate; se qualcuno
le ha fatte in questi ultimi anni, gli sarei molto grato se potesse farmi
una relazione precisa in special modo nel tratto dal colle delle Jorasses
alla Punta Walker.
Aspetto fiducioso una risposta, auguro a tutti una buona primavera, in attesa
dell'estate per fare questo tipo di ascensioni.
Rispondo alle tue domande:
1°- per quanto riguarda la documentazione tecnica, i libri-guida da consultare
sono, a mia conoscenza, ancora i seguenti:
-Monte Bianco,vol II°, itinerario 43a (pag 129 e seguenti), Guida dei
Monti d' Italia, CAI; 1968.
Purtroppo il grande e compianto Gino Buscaini, scomparso l'anno scorso, autore
della esemplare guida del Monte Bianco, vol I°, che non ha pari al mondo,
non è riuscito a completare il II° volume che avrebbe risposto
ai tuoi quesiti.
-Guida Vallot, edizione italiana, ascensioni scelte,1988, Edizioni Mediterranee
-Gaston Rebuffat: Il Massiccio del Monte Bianco, le cento più belle
ascensioni, pag 178 , Zanichelli, Bologna,1974
-scheda sciolta, reperibile forse ancora nella biblioteca di qualche Sezione
del CAI , delle "GUIDE MYTRA" edite a Chamonix.
2°- per informazioni più dettagliate e sullo stato recente (chiodatura,
doppie attrezzate, situazione del bivacco Canzio ecc.) di questa stupenda
traversata di cresta, che è - come tu sai - la combinazione della Cresta
di Rochefort con la Ovest delle Jorasses e che presenta (escludendo il Dente
del Gigante) la bellezza di sette vette di 4000 metri, ti rimando alla
relazione completa che puoi leggere nella rubrica "Relazioni".
La relazione è stata cortesemente fornita da Pier Mattiel, nostro socio e Guida Alpina, che ha fatto varie volte questa salita e che ringraziamo pubblicamente per la sua disponibilità. Pier Mattiel ha anche un sito web all'indirizzo www.altox.it, molto interessante.
Luciano Ratto
Com'è la traversata del M. Bianco? (inviata l'8 marzo 2003)
Sono un piacentino amante della montagna ed ero presente quando,
venerdì 7 marzo, sono state presentate, nella sede del C.A.I. di Piacenza,
le bellissime diapositive sui "4.000" delle Alpi (v. News).
Sono alla ricerca di qualche informazione relativa alla traversata del Monte
Bianco (Rifugio Torino, Rifugio dei Cosmiques, spalla del Tacul, colle del
Maudit, salita alla vetta del Bianco). Presenta delle difficoltà? Com'è
il crepaccio al colle del Maudit?
Volendo scendere verso il Rifugio Gonella, quali difficoltà si incontrano?
Il tratto di cresta di Bionassay che bisogna percorrere è pericoloso?
Ho una certa resistenza, pur non essendo più tanto giovane, ma mi considero
soprattutto un'escursionista, anche se ben attrezzato. La mia esperienza sulle
Alpi si limita alle seguenti vette:
due volte la vetta del Bianco (via normale dal Gouter), Mont Blanc du Tacul,
Tour Ronde (via normale), Castore (dal Mezzalama e dal Quintino Sella), Polluce,
Naso del Lyskam, Capanna Margherita, Roccia Nera.
Mauro Bosoni - Via Roma, 322 - 29100 Piacenza
Ho percorso questo itinerario nell’Agosto del 2001 in
cordata con due amici, uno dei quali sostanzialmente neofita di progressione
su neve e ghiaccio, mentre Lei vanta un curriculum alpinistico di tutto rispetto.
L’itinerario non è difficile, sebbene il superamento della crepaccia
terminale sottostante il Col Maudit abbia richiesto qualche attenzione, soprattutto
in discesa (è stato necessario, per accelerare la discesa, calare il
componente meno esperto della cordata). Infatti, quantomeno nell’estate
di due anni fa, l’itinerario di salita procedeva parallelamente alla
terminale per la sua intera lunghezza, sino ad un punto (sostanzialmente sulla
verticale del Colle) in cui la stessa si restringeva sino a permetterne il
superamento. Il pendio soprastante che conduceva al Colle era abbastanza ripido
(direi 40°) e ghiacciato ma breve (non più di venticinque/trenta
metri).
A parte questo passaggio, l’itinerario non presenta nessuna difficoltà
ed è stato da noi percorso in 8 ore (il dislivello complessivo è
pari a circa 1.500 metri).
Purtroppo non posso aiutarLa per quanto riguarda la traversata sul Gonella,
quella resta uno degli obiettivi per l’estate 2004.
Luca Melindo - SUCAI Torino