Le vie “normali” al Monte Bianco

Luciano Ratto e Pier Mattiel

Il Monte Bianco con i suoi 4810,5 metri (ultima rilevazione satellitare dell’estate 2001) è la massima elevazione italo-francese delle Alpi, ed è perciò comprensibile che costituisca un obiettivo ambito per tutti gli alpinisti amanti dell’alta quota (collezionisti di 4000 o no) che, almeno una volta nella vita, aspirano a ripetere l’impresa di Michel Paccard e di Jean Balmat che, alle ore 18,23 dell’8 agosto 1786, per primi misero piede sulla sua vetta [1].

Ma quale via seguire per realizzare questo progetto? André Roch nel suo libro Grandi imprese sul Monte Bianco (dall’Oglio editore) citava nel 1982 ben 80 itinerari diversi; oggi stimiamo che siano più di 100. Con queste note però non intendiamo rivolgerci agli alpinisti più esperti che non necessitano certo dei nostri consigli, ma agli alpinisti medi alcuni dei quali si sono rivolti a FORUM per avere informazioni riguardo le vie “normali” al Bianco.

Vogliamo perciò aprire uno scambio di idee tra gli alpinisti, dilettanti e professionisti, che conoscono le diverse vie di salita e discesa del Bianco, circa i vantaggi e svantaggi presentati da ognuna di queste vie. Per far ciò ci siamo avvalsi anche della consulenza della Guida Alpina Pier Mattiel, membro del Club 4000 e grande conoscitore degli itinerari di cui vogliamo quì occuparci.

Presentiamo allora queste vie ed i rifugi di partenza:

1. dal Rifugio Gonella (via normale italiana): 3072 m
2. «          dell’Aiguille du Gouter: 3817 «
3. «           dei Grands Mulets: 3051 «
4. «          des Cosmiques al Col du Midi : 3613 «

-i dislivelli tra i rifugi e la vetta sono i seguenti:

1. dal Gonella: 1735m+1100m dal Combal al Gonella+ 350m da La Visaille al Combal
2. dal Gouter: 944m+1421m per salire al rifugio
3. dai Grands Mulets: 1756m+741m da Plan de l’Aiguille
4. dal Col du Midi: 1275m(teorici),1450(reali)+268m di discesa/risalita dal/all’Aig.du Midi

Dall’esame di questi pochi dati risulta evidente il vantaggio complessivo offerto dalla via del Col du Midi, ma, ovviamente, non è solo ai metri di dislivello che occorre fare riferimento (anche se ad una certa età conta, eccome!), ma anche alle difficoltà, ai pericoli obiettivi ed al confort offerto dai rifugi da cui si parte.

-difficoltà: a titolo di pura indicazione riportiamo il grado di difficoltà stimato da alcuni autori per le diverse vie:

1. PD/PD+
2. F+/PD-
3. PD
4. PD/PD+

Anticipando le conclusioni a cui vogliamo arrivare con questo scritto, diciamo subito che, a nostro avviso, il modo più elegante per salire sul Monte Bianco è attraversarlo da est ad ovest; quindi salire dal Col du Midi lungo la via che i francesi chiamano dei “Trois Mont Blanc”; magari, se si è  in gran forma, toccando le vette del Tacul e del Maudit, per poi scendere al rifugio Gonella così da realizzare una stupenda traversata e vedere da vicino due versanti molto diversi, sotto tutti i punti di vista: paesaggi, svolgimento dell’itinerario, rifugi con relative comodità o scomodità (!), affollamento delle vie e dei rifugi, ecc.

Ma andando con ordine riprendiamo l’elenco delle normali soprariportato:

1-via italiana dal Gonella: invece di descriverla in salita, la seguiamo in discesa :

La prima parte della discesa è comune alla via normale francese cioè l’”Arête des Bosses”. Fin    poco sotto la Capanna Vallot a quota 4300 circa, dopodiché si piega a sx (nord-ovest), dirigendosi verso il Dôme du Gouter (4304m): non è necessario scavalcare questa vetta che vista dalla Vallot è poco più di una gobba di neve (anche se per i collezionisti è indispensabile salirla almeno una volta), ma è sufficiente aggirarla sul suo versante sud-oves, per poi abbassarsi lungo l’ampia dorsale che va man mano restringendosi fino a diventare una vera e propria cresta che si segue fino a toccare una piccola cima di 4002 m denominata “Piton des Italiens”: da questo punto si piega decisamente a sud e, sempre seguendo una piccola dorsale, si divalla verso il colle delle Aiguilles Grises (questa via è detta infatti anche via des Aiguilles Grises). Normalmente fin qui non si incontrano grandi difficoltà: il passaggio a monte, per aggirare il Dôme è qualche volta tracciato con dei paletti di legno, la dorsale e la cresta citate non sono troppo ripide, poco più che le famose “gobbe” dell’Arête des Bosse; nella parte alta tra il Piton des Italiens ed il colle il percorso diventa un po’ più ripido e, quando c’è poca neve e perciò affiora ghiaccio vivo, si possono trovare dei vecchi ancoraggi di ferro per cui è questa la parte più impegnativa della discesa. Dal colle si incontra ancora un breve tratto ripido e, a volte, una piccola crepaccia terminale e quindi si raggiunge il ghiacciaio del Dôme: questo è molto crepacciato, e, a mio giudizio, tra tutti i ghiacciai delle Alpi che ho conosciuto è quello dove si possono trovare i crepacci più profondi e spettacolari con forma a campana e cioè stretti in alto e più larghi in profondità il che li rende più suggestivi ma anche più pericolosi. L’itinerario è tracciato ma il percorso è molto tortuoso specie a stagione avanzata, però, seguendo le precauzioni e le tecniche di marcia in cordata su ghiacciaio che ogni buon alpinista deve conoscere ed applicare, non ci sono particolari problemi. Diverso è il discorso se si deve percorrere questo ghiacciaio senza tracce, dopo una nevicata e magari con poca visibilità…(a buon intenditore poche parole).

Raggiunto il rifugio Gonella (3072 m)  lungo un sentiero segnalato si discende una balza rocciosa attrezzata e si raggiunge il ghiacciaio del Miage da cui facilmente si scende al fondo della Val Veny .

2-via normale francese dall’Aiguille du Gouter: è questa senza dubbio la via più frequentata dagli alpinisti di qualunque provenienza, allettati dal minor dislivello dal rifugio alla vetta, ma è, a nostro giudizio, una soluzione da sconsigliare per diversi motivi: innanzitutto perché la salita al rifugio del Gouter richiede di percorrere il famigerato Grand Couloir che molti autori sconsigliano per il persistente rischio di essere bersagliati dalle pietre scaricate dagli innumerevoli alpinisti che salgono e scendono sulle sue sponde e dalle frane naturali provocate dal ritiro del ghiaccio che in passato ricopriva il fondo di questo canalone e ne tratteneva le pietre. Luciano Ratto non ha esitato a scrivere [2] ed a ripetere in molte occasioni che quella che è considerata da troppe guide e da troppi alpinisti la via più agevole per raggiungere la vetta del Bianco è il percorso più pericoloso e mortale di tutte le Alpi.

Fantasie azzardate di Ratto? Bene: leggiamo cosa scrivono Devies ed Henry, senza mezzi termini, nella guida Vallot “La chaine du Mont Blanc”vol.1°, edizione 1973, a pag.109: C’est un des lieux le plus meurtriers des Alpes… facile mais dangereux et exposé… tres exposé aux chutes de pierre…Pensiamo che l’aggettivo meurtrier non necessiti di traduzioni e spiegazioni.

Non c’è anno che in quel maledetto canalone non si verifichino incidenti gravi.

Ma leggiamo anche l’opinione di Pier Mattiel:

Io personalmente cerco di non farla mai in salita non solo per il Grand Couloir ma anche per il rifugio perché in questo si sta decisamente male, la costruzione è ormai datata ma questo è il problema minore perché la cosa insopportabile è di trovarsi in 200 su di un terrazzo di meno di 100 metri quadri a 3800 metri, per non parlare del cibo, dell’impossibilità di dormire a causa dell’affollamento (mediamente gli ospiti sono il doppio della sua capacità), della “simpatia” del custode, dei vari rifiuti organici dei visitatori, ecc. Negli ultimi anni ho fatto questa via un paio di volte in salita dormendo alla Tete Rousse dove si sta benissimo: da questa capanna, partendo all’una e mezza, si può arrivare alla Gouter alle tre e mezza-quattro, con un dislivello maggiore ma con una migliore qualità del pernottamento in rifugio, e praticamente annullando i rischi del couloir che per il 90% sono dovuti all’affollamento. In discesa la percorro invece più frequentemente assumendo i rischi del caso: da notare che rispetto a 15-20 anni addietro il Grand Couloir non ha più ghiaccio già all’inizio di stagione per cui i sassi non sono più trattenuti; il suo attraversamento alla base si deve fare di corsa su terreno ripido e di sfasciumi lungo un vecchio cavo di sicurezza in ferro che però è scomodo da utilizzare, per fortuna però questo attraversamento richiede pochi minuti mentre invece il pericolo permane su tutto lo sperone su cui si svolge l’itinerario di salita e discesa. Eppure - conclude Pier - …dal Gouter salgono cani e porci, a centinaia al giorno, e ci sono in proporzione pochi incidenti.

Ciò scritto crediamo che non servano altri commenti.

3-via dei Grandes Mulets:

Questa via in salita va bene solo in primavera se si vuole salire al Bianco con gli sci, altrimenti è decisamente troppo lunga (1756 metri di dislivello). Salendo con gli sci, condizioni permettendo, è possibile, giunti al Grand Plateau, invece di dirigersi verso la Capanna Vallot, salire lungo la via del Corridor e, giunti al colle della Brenva, puntare alla vetta lungo la cresta est (via del Col du Midi). In tal modo si può salire alla vetta del Bianco e scendere praticamente sempre con gli sci ai piedi. Se si preferisce salire dalla Vallot occorre portare gli sci in spalla lungo tutta l’Arête des Bosses ma vale comunque la pena, giunti in vetta, scendere per il Corridor.

Questa via è fattibile e può essere comoda da percorrere in discesa da parte di chi è salito dal Col du Midi per raggiungere il Plan des Aiguilles, stazione intermedia della funivia dell’Aiguille du Midi, ma è consigliabile percorrerla soltanto ad inizio di stagione perchè in seguito il percorso in mezzo ai crepacci si complica alquanto: nell’estate del 2002, per esempio, è stata percorribile fino a metà luglio, poi si è aperto un enorme crepaccio impossibile da saltare tra il Grand ed il Petit Plateau, per cui è stata tracciata una variante che invece di scendere dalla Vallot sul Grand Plateau scendeva dal Dôme du Gouter direttamente a valle del Petit Plateau.

4-via del Col du Midi o dei “Trois Mont Blanc”: questo itinerario è già stato descritto sinteticamente su altre pagine di “FORUM” da Luca Melindo. Integriamo quelle note con queste altre :

La Trois Mont Blanc presenta un dislivello reale di 1450-1500 metri, contro i 1275 teorici perchè lungo il suo percorso si incontrano due discese, una al passaggio sulla spalla del Mont Blanc du Tacul ed un’altra al passaggio tra il Col Mieulet ed il Colle della Brenva, ciò beninteso senza toccare le vette del Tacul e del Maudit perchè altrimenti il dislivello sale a circa 1700 metri. Le difficoltà tecniche non sono eccessive, ma comunque bisogna essere preparati a superare una crepaccia terminale ed una breve paretina di ghiaccio molto ripida che, a stagione avanzata, si può presentare anche con ghiaccio vivo, che può quindi diventare un ostacolo serio, soprattutto in discesa: a volte le guide di Chamonix installano dei paletti di legno utili per ancorare una corda doppia, ma chi  sale su una via “normale” del Bianco con 100 metri di corda nel sacco? Non rimane allora che aspettare che arrivi un’altra cordata per unire le corde, od arrangiarsi!

Il giudizio  su questa via è già stato espresso all’inizio di questi raffronti; Pier comunque conclude così le sue note su questa via: OK per un alpinista medio.

In conclusione è quest’ultima la via “normale” al Bianco che noi preferiamo e che ci sentiamo di consigliare. In aggiunta a quanto finora scritto a favore di questa via, aggiungiamo i seguenti vantaggi:

1°- il veloce, comodo, facile accesso al rifugio Des Cosmiques (base di partenza) dall’arrivo della funivia dell’Aiguille du Midi,

2°- la possibilità di trovare, previa indispensabile prenotazione (che è peraltro necessaria anche negli altri rifugi del Bianco, ma non solo), da mangiare e da dormire in modo decente e con qualche confort (il che non è disprezzabile prima di una tale salita), in questo che è il più moderno tra i rifugi citati,

3°- il poter partire per la salita riposati e senza affaticamento causato da lunghe salite nel giorno precedente,

4°- la possibilità di poter salire, se proprio per qualche motivo non si riesce a raggiungere la vetta del Bianco, almeno quella del Tacul e magari anche del Maudit, o, nella migliore delle ipotesi, i Trois Mont Blanc in un solo colpo,

5°- la facilità di fuga verso la funivia dell’Aiguille du Midi o, in alternativa, quella dell’Helbronner, qualora a causa del maltempo, di condizioni proibitive della montagna, di malore, di incidente, ecc., si sia costretti a ritornare a valle.

E’ tutto. Attendiamo commenti ed osservazioni.

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[1] Per i particolari di questa straordinaria impresa che ha dato origine all’alpinismo si legga di Luciano Ratto: Michel Gabriel Paccard, un “quasi torinese” per primo sulla vetta del Bianco, su “Scàndere”, annuario 1997/99 della Sezione di Torino del C.A.I.

[2] Vedere la Rivista della Giovane Montagna, ottobre-dicembre 1998, pag.37