sperone della Brenva no stop, una grande classica

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17/07/2011 22:41 - 18/07/2011 09:37 #880 da Daniela Formica
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“Grande classica dal tracciato tecnico ed estetico”, come giustamente definita dalla “Guida dei monti d’Italia” del Buscaini, la salita dello Sperone della Brenva rientra tra le grandes courses che non dovrebbero mancare nel carnet di coloro che praticano l’alpinismo classico in alta quota.
Erano anni che desideravo salire questa via, tra le poche alla mia portata tra le grandi (più impegnative, oltre che pericolose) vie di salita al Bianco dal selvaggio bacino glaciale della Brenva.
La famosa frana, che alcuni anni addietro aveva devastato i pendii sovrastanti il Col Moore, mi aveva poi indotta ad accantonare per qualche tempo il progetto, ma, ogni volta che mi capitava di osservare il versante Sud del Bianco, la mia attenzione veniva inevitabilmente attratta dall’estetico sperone salito il 15 luglio 1865 dalla forte cordata inglese Mathews-Moore-Walker, condotta dalle leggendarie guide svizzere Jakob e Melchior Anderegg.
Finalmente, approfittando di una breve finestra di tempo stabile in questo luglio dall’impronta monsonica, Marco Bagliani ed io cogliamo l’attimo favorevole: l’innevamento è buono, la temperatura abbastanza bassa per la stagione e la luna piena ci consentirà di effettuare la salita totalmente in notturna per maggior sicurezza.
Partiamo quindi verso le 17 del 15 luglio da Punta Helbronner, con l’intenzione di goderci in tutta calma l’ambiente grandioso che ci attende: dirigendoci verso il Col de la Fourche, incrociamo le ultime cordate che rientrano e lentamente lasciamo i pendii ancora caldi di sole del Col des Flambeaux per scivolare nell’ombra fredda del Cirque Maudit. Senza passare dal bivacco della Fourche, valichiamo e scendiamo l’omonimo colle (per la discesa si trovano sul posto due corde fisse, la seconda delle quali non consente di oltrepassare la terminale, ormai già alta ed alquanto aperta), oltre il quale…. hic sunt leones….
Per un attimo accarezziamo l’idea di cambiare programma e salire la variante Gussfeld, ma l’entità delle scariche di seracchi che sconvolgono l’alto bacino glaciale della Brenva e la complessità del ghiacciaio nelle vicinanze dell’attacco, ci riconducono al progetto iniziale.
Mentre, poco dopo le 21, attraversiamo il ghiacciaio, le ombre della notte cedono ai primi bagliori della spettacolare luna piena che illuminerà tutta la salita.
Valicato il Col Moore, ci fermiamo per rifocillarci e ci mettiamo in contatto con i due amici che ci precedono con l’intenzione di salire la via Major e che raggiungeremo più in alto, dove hanno deciso di fermarsi per bivaccare.
Dal Col Moore si attraversa lungamente in piano verso monte (5-6 lunghezze), si risale poi un breve canale nevoso ripido, che termina contro il pendio di rocce rotte: si sale per un centinaio di metri, sempre in diagonale verso monte, sino alla base del lungo ripido pendio nevoso che conduce in cresta.
L’ambiente è surreale: sotto di noi le luci pulsanti della Valdigne, alla nostra quota seracchi, pareti e vie dai nomi e dalla storia leggendari, sopra di noi stelle sbiadite dalla luce splendente del disco lunare al top. L’aria è immobile e fredda e nell’incombente versante glaciale ci siamo solo noi e i due amici che bivaccano più in basso…..
La nostra salita prosegue lenta lungo l’estetica cresta, ci fermiamo spesso per guardarci intorno, affascinati dallo spettacolo di cui siamo parte. Verso le h 2 cominciamo a vedere le luci delle cordate che, partite dal bivacco della Fourche, risalgono la cresta Kuffner, poco dopo avvistiamo altre cordate che si dirigono alla volta del Col du Diable, ancora più il alto cominciamo a scorgere le prime cordate che, percorrendo la via dei Trois Monts, attraversano sotto il Maudit.
Verso le 4,30 inizia lo spettacolo pirotecnico dell’alba, amplificato dalle quinte di seracchi che incombono sopra di noi e si accendono di colori fiammeggianti via via che il sole si alza.
Al termine della cresta oltrepassiamo l’isolotto roccioso ed accediamo alla zona sommitale dei seracchi: la consistenza del ghiaccio, durissimo e spaccoso, ci sconsiglia l’uscita diretta, che avevamo inizialmente ipotizzato, e decidiamo di traversare lungamente in diagonale verso destra in direzione del Colle della Brenva, procedendo in conserva protetta alla base dei seracchi per evitare di tagliare i pendii, che ci sembrano un po’ carichi di neve.
Al Colle della Brenva giungiamo verso le 7, infastiditi dal gelido vento che si è alzato dopo l’alba preannunciando la prevista prossima perturbazione atlantica: superando il breve muro di ghiaccio che lo sostiene, ci pare di oltrepassare il confine tra due mondi: lasciato il silenzioso e severo ambiente del versante Brenva, rientriamo infatti nel mondo delle cordate che vanno e vengono lungo l’affollata normale dei “Trois Monts Blancs”….
Last edit: 18/07/2011 09:37 by Flavio Melindo.

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18/07/2011 06:55 #881 da Luca Calzone
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Complimenti per la fantastica salita e la bella e dettagliata relazione :)

Ciao

Luca

Luca Calzone

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18/07/2011 07:38 - 18/07/2011 07:38 #882 da Franz Rota Nodari
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Chapeau ragazzi!
Se solo avessi ricevuto quella mail un po' prima...sarei stato sicuramente della partita!:blush:
Nel messaggio di ieri di Marco leggevo l'emozione e la soddisfazione. E te credo!
Ora però attendo le poche foto fatte...
Marco mi ha ulteriormente fatto rugare decantando il reportage che avrei potuto fare :angry:

Daniela Formica ha scritto: Dal Col Moore si attraversa lungamente in piano verso monte (5-6 lunghezze), si risale poi un breve canale nevoso ripido, che termina contro il pendio di rocce rotte: si sale per un centinaio di metri, sempre in diagonale verso monte, sino alla base del lungo ripido pendio nevoso che conduce in cresta.
........
Al termine della cresta oltrepassiamo l’isolotto roccioso ed accediamo alla zona sommitale dei seracchi: la consistenza del ghiaccio, durissimo e spaccoso, ci sconsiglia l’uscita diretta, che avevamo inizialmente ipotizzato, e decidiamo di traversare lungamente in diagonale verso destra in direzione del Colle della Brenva, procedendo in conserva protetta alla base dei seracchi per evitare di tagliare i pendii, che ci sembrano un po’ carichi di neve.

Beh, questi due punti chiave non sono paglia...
Vi sentirò in dettaglio per capire BENE....
O se volete essere così gentili magari da "disegnare" su una foto...
GRASSSSIE
e ancora very very compliments!
Last edit: 18/07/2011 07:38 by Franz Rota Nodari.

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18/07/2011 09:43 #883 da Piero Bianco
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Complimenti anche da me!
Ho un bellissimo ricordo dello Sperone, fatto tanti anni fa....
Attendo le foto per vedere quanto è cambiato in questo tempo

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18/07/2011 19:58 - 19/07/2011 11:36 #888 da Daniela Formica
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Grazie, amici!
Purtroppo,le foto sono pochine e non eccezionali....oltre a tutto, quando all'alba saremmo riusciti a farne di belle dato lo spettacolo strepitoso cui stavamo assistendo, la mia macchina é morta causa freddo e Marco era occupato a battere faticosamente pista.
E sì, caro Franz, mancavi solo tu con la tua eccezionale tecnica fotografica! avresti fatto meraviglie !!!
Be', alla prossima!...il tempo continua a fare capricci, ma le idee non mancano......
Daniela
Last edit: 19/07/2011 11:36 by Flavio Melindo.

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19/07/2011 13:59 #889 da Franz Rota Nodari
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Daniela Formica ha scritto: Valicato il Col Moore, ci fermiamo per rifocillarci e ci mettiamo in contatto con i due amici che ci precedono con l’intenzione di salire la via Major e che raggiungeremo più in alto, dove hanno deciso di fermarsi per bivaccare

A proposito...
Ma i vostri amici della Major?
Non ci racconti nulla? :whistle:
Dai dai...che condizioni han trovato? Va beh che ora ci sarà mezzo metro di fresca...però fa sempre piacere leggere belle storie di sano alpinismo. Chi erano poi? Missione segreta top secret?

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