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ARGOMENTO: BIETSCHHORN: 3900s do it better!

BIETSCHHORN: 3900s do it better! 13/09/2016 14:53 #1472

Bietschhorn, 3934 m: traversata Sperone Est ---> Cresta N dalla Baltschiederklause - 600m/D-/IV+(4b)


In viola la salita dallo sperone Est. In discesa la cresta N. Stupenda foto di Gio
Chi transitando dal Passo del Sempione non è rimasto ammaliato e impressionato almeno una volta da quel possente piramidone di granito che troneggia per tutto il primo tratto della discesa verso Briga? Dopo anni che anche noi lo ammiravamo, non potevamo non desiderarne la salita. Con Mara cogliamo l’occasione di un weekend perfetto sul finire di questa bella estate. Per la salita, inizialmente pensata in traversata dalla Baltschiederklause per la cresta N e discesa per la cresta W alla Bietschhornhutte in Loetschental, veniamo incuriositi dallo Sperone Est, che pare essere una salita di grande soddisfazione. Anche la rifugista al telefono parla di condizioni “tip-top” dello sperone (un po’ meno della cresta N, dato che consiglia due picche!!!).
La guida dell’Oberland di Les Swindin dell’Alpin Club britannico dice:
“The rib provides a very direct route to the summit from the hut. Nowhere is the climbing very difficult but it is fairly sustained on quite good rock and requires a positive attitude. 7-8h”.
Beh, ci pare interessante e la nostra attitudine è quella giusta!


La parte finale (molto finale) della salita al rifugio in verde e lo sperone Est. Nella bella foto di Jean-louis

Giunti ad Ausserberg, la macchinetta per il transito/parcheggio alla strada per Choruderri ci mangia 10 Fr dandoci un pass solo giornaliero, ma un simpatico paesano giunto spontaneamente “in soccorso” va direttamente in municipio a procurarci il pass completo e il rimborso. Cominciamo bene. Avremo solo conferme circa la cordialità dei locals…alla faccia che son sFizzeri! Giunti al parcheggio decidiamo di percorrere il tunnel di 1,6 al ritorno e all’andata il sentiero esterno che segue delle bellissime cenge a picco sulla valle seguendo un canale di irrigazione e con qualche tratto attrezzato con cordoni. Giunti nei pressi delle baite di Senntum l’atmosfera è proprio bucolica e pranziamo piacevolmente. Fa solo tanto caldo. Proseguiamo lungamente nella valle prima di prendere quota più decisamente. Si continua a salire e girare versanti, ma i cartelli indicatori danno la capanna sempre lontana. E soprattutto non la si vede fino alla fine, quando in leggera discesa si entra nella conca sotto il ghiacciaio. Da qui appare anche la meta dell’indomani. Dopo qualcosa come 17 km e 1500 m di dislivello giungiamo alla capanna, dove Jolanda ci accoglie con un bicchiere di thè!!! E’ già ora di cena (discreta). Pare che in alcuni weekend particolari (indicati sul sito) venga pure offerto un aperitivo prima della cena e in altri addirittura praticato uno sconto sulla mezza pensione! La gentilissima rifugista (parla tedesco e francese e poco italiano, ma ci prova) dopo cena si siede ai tavoli per concordare l’ora della colazione e chiedere i propri piani. Robe d’altri tempi… La nostra colazione è la prima e quindi “non servita”, ma Jolanda ci lascia sul tavolo una lavagnetta con decorazioni con gessetti colorati e scritto “Una buona bella giornata” (in italiano!): ma dove siamo??? Siamo in 15! Diciamo, sarà perché è venerdì, ma il giorno dopo saranno 20 gli ospiti. Che siano tutti al Torino, alla Gnifetti, o al Gouter ad affollare le normali dei 4000? Ah, sì, la “pecca” di questo posto è che quel bestione là è alto “solo” 3934 metri!!!

Una limitazione mentale, una convenzione (in America ad esempio, misurando le montagne in feet, la quota 4000 non esiste, bensì si contano i 14000 feet – i cosiddetti Fourteeners – delle Montagne Rocciose, che son cime superiori ai 4267 m!!!); tale “pregiudizio” ha però le proprie radici nel passato (il che ne dimostra il carattere retrogrado e nostalgico):

Si narra che il capitano Edmund von Luge, topografo svizzero, ospite di un albergo della zona, innamoratosi di Rosa Ebner, figlia dell'albergatore e la più bella ragazza della valle, per ingraziarsi il padre ed ottenere la mano della figlia, al fine di evitare che la Lotschental venisse trascurata da alpinisti e turisti, avesse nascosto all'Ufficio Topografico di Berna che la quota del Bietschhorn, dai 4003 metri delle carte precedent andava abbassata di ben 69 metri. Altri topografi successivamente avrebbero corretto "l'inspiegabile" errore, finchè, solo nel 1969, la verità venne alla luce, quando venne aperta una busta sigillata su cui Rosa aveva scritto "da aprire cent'anni dopo la mia morte". (fonte : "La vera quota del Bietschhorn", di A. Paleari, CDA, Torino, 1989)

Sfogliando il libro del rifugio costatiamo che siamo i primi e unici ospiti italiani del 2016 e anche nel 2015 si era fermata una sola cordata! Chissà perché viene così boicottato? Forse perché la scala del Torino è più corta??? Mentre pensiamo questo siamo sulla terrazza a gustarci il tramonto e arriva uno stambecco a leccare del sale lasciato da Jolanda (le pensa proprio tutte per allietare gli ospiti!!!) e a farsi fotografare.

Al ghiacciaio si arriva con un traverso esposto (qualche catena), ma ben segnalato con segni catarifrangenti. Fare solo attenzione all’ultimo tratto dove i segni lasciano posto ad ometti un po’ radi. Il ghiacciaio è inizialmente piuttosto crepacciato, ma essendo secco si passa agevolmente. Traversando diagonalmente verso lo sperone invece comincia la neve e qualche bel bucone coperto a campana va superato con attenzione. L’ultimo pendio arriva a 50/60 gradi, ma con ottima neve. Noi abbiamo due picche, perché consigliato per la discesa dalla rifugista, e procediamo bene. Giungiamo sulla spalla a ca 3300 metri (evidente dal rifugio perché è l’unica parte di cresta piatta) giusti giusti che sta schiarendo. Due cordate ci sorpassano in volata. Non ci peniamo. Proseguiamo al nostro ritmo, proteggendo dove riteniamo opportuno. I primi 150 metri sono di II grado e andiamo slegati. Ci sono tracce di sentiero e si sale bene, ma la roccia non è delle migliori, quindi si possono cercare saltini, diedri e placchette (II) con roccia più solida stando un po’ a destra e un po’ a sinistra. Quando arriva il sole sulla cresta (è esposta a Est pieno) ci leghiamo e la salita cambia registro: la roccia diventa ottima, compatta e a blocchi massicci. Si superano creste a cavalcioni, placche, crestine affilate. Saranno 400 metri di IV con un tiro di IV+ (non sostenuto) e son presenti in totale 2 spit, 3 chiodi e 1 fittone di legno. Si protegge egregiamente con friends di tutte le misure e cordini. Noi abbiamo proseguito sempre con corda da 30 (una 60 mezzata) facendo giusto un paio di tiri. L’ultima sezione è un lungo spigolotto con pendenza regolare, molto esposto, con roccia ottimale. Alla fine di questo un centinaio di metri sono su roccia più delicata e terreno un po’ sporco, ma anche qui ci si può cercare la propria strada su placche più lisce e pulite, ma comunque facili (II-III). Conviene poi appena si può spostarsi a sinistra e riprendere i torrioni dello spigolo che offrono una arrampicata più lenta, ma più sicura per altri 150 metri. Chi ha scritto che qui si muove tutto…deve venire in Orobie ;-) . Siamo in vetta nei tempi letti sulla guida (la rifugista aveva sottostimato un po’…anche semplicemente l’avvicinamento: 1h30!!!), la giornata è spaziale ma sappiamo che non possiamo rilassarci.

La discesa è la parte più impegnativa. Una serie infinita di torri, placche, attraversamenti si sussegue. Ci si muove sempre su roccia solida anche se sembra apparentemente una serie di massi accatastati. Di aiuto sono gli innumerevoli segni dei ramponi che indicano i passi solidi. Effettuiamo due piccole doppie (attrezzate/consigliabili) per scendere dagli unici torrioni più alti e con spit. Giunti alla quota 3706 a sinistra si stacca la cresta ovest che porta alla Bietschhornhutte e pare proprio di roccia marcia (come indicato dalle varie relazioni). Proseguiamo ancora lungamente per blocchi e incontriamo la cresta nevosa (2h dalla cima). Tuttavia di neve ve ne è poca e poggia su ghiaccio. Stiamo a sinistra su una cengia di rocce discendente parallela al filo, ma si rivela scelta pessima per l’instabilità…era anche prevedibile. Calziamo i ramponi, sfoderiamo viti e picche. Discesa delicata e precaria. Riteniamo corretto e più sicuro precedere in conserva protetta… Ad un certo punto troviamo in cresta una piccozza abbandonata distesa…dove sarà il proprietario (in fondo al pendio 300 metri sotto pure uno zaino…)???

[Scopriremo solo giorni dopo che appartenevano ad una coppia di giovani svizzeri, che tra l’altro erano seduti al nostro tavolo a cena ;-( , che dovevano attraversare verso la Bietschhornhutte, ma erano precipitati in salita proprio da lì… Un pensiero a loro e tanta malinconia… R.I.P.].


Rientriamo sul detrito e scendiamo per una cresta di blocchi. L’alternativa è il ghiaccio nero intriso di detrito: brrrrr. Ma i blocchi si muovono e poggiano su placche lisce. Doppia! Ecco che vedo un cordone, ma è su uno spuntone che non ispira fiducia. Ne lasciamo uno altrove. Eccone un altro ora. Mentre sto scendendo Mara mi urla di fermarmi!!! Si muove tutto il blocco. Risalgo. Riattrezziamo un’altra doppia, ma che scago. Ora crestina affilata di neve marcia. Segue una serie di balze sentierate e instabili (all’ometto sulla crestina intermedia svoltare a sinistra!), ma si scende bene (rigorosamente senza corda) e siamo alla fine della roccia. Doppia attrezzata che ci deposita proprio su un crepaccio tra ghiaccio nero misto fango e detriti. Brrrrrr, che brutto posto, ma siam quasi fuori. Il ghiacciaio è ora ben innevato e in breve siamo fuori e alla capanna. È troppo tardi però per scendere le 4h che ci separano dall’auto e fare il viaggio altrettanto lungo. Decidiamo di prendercela comoda e dormire qui. Jolanda ci accoglie con una bella birra che poi ci offrirà per essere arrivati sani e salvi. Le gentilezze “si sprecano” in questa valle! ;-) L’indomani assaporiamo la discesa col finale del tunnel (frontale obbligatoria) e col lungo viaggio siamo a casa.

Che dire? Un altro sogno inseguito e coronato. Una super montagna estetica quanto la via di salita. Una accoglienza superlativa. Un posto snobbato da molti. Insomma, una gita indimenticabile con la mia socia migliore!
Un po’ di amaro in bocca alla fine però ci rimane per due giovani alpinisti che la montagna ha voluto a sé… la montagna tanto dà, ma a volte tanto si prende…

Report completo su on-ice

Qui qualche foto, buona visione!


Ecco come appare il piramidone del Bietschhorn e il suo sperone Est dal Sempione: non se ne può non rimanere ammaliati!




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Ultima modifica: da Franz Rota Nodari.

BIETSCHHORN: 3900s do it better! 17/09/2016 21:11 #1473

Ciao Franz,

Complimenti per la gran bella cima!
Verissimo quello che dici circa il colpo d'occhio dal Passo del Sempione .... quante volte ho ammiranto il Bietschhorn, pensando alle possibili ascensioni. La forma, del resto, non mente sulle difficoltà ... e dalle tue belle foto direi che "non mente" neppure la vetta, aguzza!

Questa foto l'ho scattata all'alba dal Monte Leone ... a conferma del fascino che questa bella vetta esercita.



I 4000 hanno il loro fascino, ma certi 3000 hanno il valore aggiunto della "solitudine" .... per fortuna.

Raffaele
Allegati:
Ringraziano per il messaggio: Franz Rota Nodari

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