RECORD E CURIOSITÀ SUI 4000


Record


Exploit di Giuliana Sala

Giuliana Sala, di Varallo, ha presentato la domanda per entrare a far parte del Club 4000 con 72 salite al proprio attivo. La cosa sorprendente è che tutte le salite sono state fatte dal 3 marzo al 7 settembre del 2009: è certamente un record in soli sei mesi salire 72 quattromila!

Complimenti, Giuliana, e benvenuta nel Club 4000!

(F.M. - 9 dicembre 2009)


Concatenamenti extra-europei

Non solo sulle Alpi ma anche in Himalaya, nel Karakorum, sulle Alpi ed in altri gruppi montuosi si sono registrati notevoli concatenamenti. A titolo d'esempio merita una citazione la recente impresa qui di seguito riportata:

- Santiago Quintero, alpinista ecuadoregno, ha concluso con successo all'inizio del 2009 la spedizione “”Xtreme Andes” considerata dalla stampa locale la “ gemella andina dell'impresa ideata da Bérhault sui 4000 delle Alpi”, salendo in successione le 35 cime di 4000, 5000 e 6000 metri dell'Ecuador in 60 giorni.

Partito il 18 gennaio 2009 dal vulcano Guagua Pichincha, ha salito tutte le cime oltre i 4000 metri delle Ande ecuadoregne terminando con il Chimborazo, vulcano di 6310 metri , totalizzando 40.000 metri di dislivello positivo e 12.000 chilometri di avvicinamento.

Una curiosità: la cima del Chimborazo, che fino al 1800 era considerata da molti la montagna più alta del mondo, pare che sia il punto più lontano dal centro della terra, a causa dello schiacciamento dei poli e del rigonfiamento terrestre della linea dell'equatore su cui sorge questo vulcano.

(fonte: “Montagna TV”, 30.3.2009)


Franz Nicolini e Diego Giovannini, primi nella corsa ai 4000

Il 28.8.2008, con la salita del Pizzo Bernina, Franz Nicolini, membro del Club 4000, e Diego Giovannini hanno portato a termine la loro cavalcata non-stop sugli 82 quattromila delle Alpi che avevano iniziato il 26.6.2008 con la salita della Barre des Ecrins. Nella scheda visibile cliccando qui è riportato il diario giornaliero dell'impresa.

Con un inatteso anticipo di ben 22 giorni è stato così non solo raggiunto l'ambito record 82X82, ma questo è stato abbassato a 82X60.

Come nel precedente tentativo Franz si è proposto di “ effettuare tutti i trasferimenti tra i vari gruppi montuosi avvalendosi solo della bicicletta, degli sci o semplicemente a piedi, avvalendosi del solo “motore umano”, escludendo qualsiasi utilizzo di mezzi a motore, elettrici o di risalita meccanica”, il che ha reso ovviamente questa impresa ancora più ardua.

Franz e Diego, e idealmente anche Mirco Mezzanotte che ha partecipato a questa impresa fino in vista del traguardo quando per un incidente ad un piede è stato costretto al ritiro, hanno così meritato di salire sul posto più alto del podio, dopo aver conquistato questo record.

Record definitivo? Non si può certo dire perché i record, anche i più strabilianti, sono fatti per essere battuti e migliorati, come i recenti giochi olimpici di Pechino hanno ampiamente dimostrato.

Oggi è il momento per applaudire e festeggiare meritatamente Franz e Diego che hanno compiuto una straordinaria impresa alpinistica (che cade proprio nell'anno del 15° anniversario del Club 4000), ma è anche il momento, al termine della loro impresa, di ricordare gli altri partecipanti a questa corsa durata 15 anni:

- lo sloveno Miha Valic, membro anch'esso del Club 4000, che in 102 giorni, tra il 27.12.2006 ed il 7.4.2007, e quindi in periodo invernale, ha da solo e per la prima volta nella storia dei 4000, concatenato tutti gli 82 dell'elenco ufficiale. Valic si era posto l'obiettivo di scalarli tutti in 82 giorni, ma il maltempo gli ha impedito quello che sarebbe stato un exploit ancora più eccezionale.

- il francese Patrick Berhaul, che mentre in compagnia di Philippe Magnin stava tentando la stessa impresa , in occasione del primo decennale dell'elenco UIIAA, spostandosi a piedi tra i vari gruppi alpinistici, cadde il 28.4.2004, sulla cresta tra il Tashorn ed il Dom, quando in 59 giorni aveva salito già 65 vette,

- i due giovani scozzesi Simon Jenkins e Martin Moran, che, nel 1993, anno di fondazione del Club 4000, in soli 52 giorni, dal 23 giugno al 13 agosto, usando come unico mezzo di trasferimento tra le varie regioni alpine la bicicletta, hanno realizzato un altro incredibile concatenamento, non-stop, di 82 vette superiori ai 4000 metri, di cui 75 dell'elenco ufficiale (che loro non potevano ancora conoscere), trascurandone altre 7 che avrebbero loro consentito di completare l'intera collezione. A Jenkins e Moran va riconosciuto il merito di aver concepito il progetto di concatenate non-stop dei 4000 delle Alpi. Fu questa un'impresa grandiosa, di grande impegno fisico e motivazionale, tenendo soprattutto in considerazione i tempi ridottissimi dell'intera realizzazione e le condizioni del tempo che in quell'estate non furono clementi. Si pensi poi ai massacranti trasferimenti (570 km!) in bicicletta, con tutto il carico composto dal materiale alpinistico necessario. Si noti poi che i due scozzesi non si sono mai serviti di mezzi meccanici per gli avvicinamenti alle vette.

Questi sono i protagonisti dell' entusiasmante competizione che ha avuto come obiettivo il record 82X82 che oggi vogliamo accomunare a Franz Nicolini ed a Diego Giovannini nel rievocare uno dei capitoli più affascinanti della storia dei concatenamenti in alta quota.

L.R. (28.8.2008)


Dal Duomo al Cervino

Andrea Daprai, da Cles (Treviso), nel mese di agosto 2007, è partito dalla Piazza del Duomo di Milano ed è salito in bicicletta fino a Cervinia dove ha lasciato le due ruote e si è arrampicato fino alla vetta del Cervino. Il tutto in 11 ore e 27 minuti.

L.R. (22.9.2008)


Dal mare al Bianco

Andrea Daprai, il 20 luglio 2008, ha realizzato il progetto da lui denominato “Under-Up2008” (“sotto-sopra”), consistente un un'immersione in apnea fino a -30 metri sotto il livello del mare nel porto di Sampierdarena, per poi riemergere e salire sulla sua bicicletta per raggiungere, dopo 310 chilometri, Courmayeur. Qui ha lasciato il ciclismo per passare allo ski-running e salire 1500 metri di dislivello per raggiungere le prime zone innevate del monte Bianco, da dove si è cimentato con lo sci-alpinismo per altri 1500 metri di dislivello, ed infine con la salita su ghiaccio negli ultimi 500 metri che lo separavano dalla vetta del Bianco. La sua impresa si è così conclusa in poco meno di 19 ore per 4840 metri di dislivello.

(fonte: LA VALLEE, 26.7.2008)

L.R. (27.7.2008)


Dalla quota più bassa del Piemonte alla più alta

Alberto Saulo di Sale San Giovanni e Marco Scianchi di Priola, nel mese di luglio 2007, hanno unito il punto più basso del Piemonte, l'abitato di Bozzole (78 metri), in provincia di Alessandria, con il più alto, la Punta Gnifetti di 4554 metri. Il tutto con 150 chilometri in bicicletta e poi a piedi per un dislivello di 4476 metri, il tutto in 16 ore e 45 minuti.

(fonte: ALPIDOC, n° 45, marzo 2008)

L.R. (5.8.2008)


Straordinario exploit di Simone Origone

Simone Origone, 28 anni, guida alpina di Champoluc, è noto come campione mondiale di kilometro lanciato sugli sci con 251,4 km/ora raggiunto nel 2006 sulle piste di Les Arcs.
Simone però non è solo un superman dello sci ma è anche uno inaspettato sky-runner, come ha dimostrato con un originale concatenamento di vette di 4000 metri, utilizzando in parte anche gli sci negli spostamenti.
Partito alla mezzanotte del 7 settembre 2007 dalla Capanna Gnifetti, ha toccato, in 12 ore e 40 minuti, tutte le 20 (18 per l'elenco UIAA) vette del Rosa sopra i 4000 metri: Punta Giordani, Piramide Vincent, Balmenhorn (extra UIAA), Corno Nero, Ludwigshohe, Parrot, Punta Gnifetti, Zumstein, Punta Dufour, Nordend.
Dalla Nordend è quindi ritornato sulla Punta Dufour e sulla Zumstein e, dai piedi di questa vetta, calzati gli sci, è sceso alla base del Naso del Lyskamm ed ha salito il Naso (extra UIAA), i Lyskamm Orientale e Occidentale, Castore, Polluce, Roccia Nera e quattro punte dei Breithorn.
Dal Breithorn Occidentale è sceso, sci ai piedi, a Plateau Rosa proseguendo sul ghiacciaio fin sotto la parete est del Cervino. Abbandonati gli sci a quota 3000 metri, è salito lungo la cresta dell'Hornly al Cervino che ha raggiunto, in 4 ore di salita, alle ore 17,40. In totale perciò il suo bottino è stato di 21 vette (19 UIAA) di 4000 metri in meno di 18 ore: notevole exploit.
Simone ha così dimostrato di essere veloce anche in salita e non solo in discesa. È stato, ricordiamo, quattro volte campione del mondo del kilometro lanciato (“speed skiing”).
Lungo tutto il percorso è stato accompagnato ed aiutato dalle guide alpine di Champoluc: Adriano Favre (logistica), Marco Spataro (fotografo), Stefano Percino (rifornimenti), Daniel Guglielmino (salita al Cervino), e il fratello Ivan (rifornimenti sul Breithorn).

(Fonte: www.simoneorigone.it , www.montagna.tv)

LR-6.10.2007


Concatenamento dei 4000: straordinaria impresa di Miha Valič

L'obiettivo di concatenare tutti i 4000 in una stagione è stato raggiunto da Miha Valič, guida alpina Slovena, che in 102 giorni, dal 27 dicembre 2006 al 7 aprile 2007, e quindi nel periodo invernale, ha salito tutte le 82 vette dell'elenco UIAA. Valič si era posto l'obiettivo di scalarle tutte in 82 giorni, ma il maltempo gli ha impedito quello che sarebbe stato un exploit ancora più eccezionale.

Leggete qui il suo comunicato (in Inglese) e ascoltate la sua intervista su http://www.tvmountain.com/fr/Video.asp?id_video=282. Valic ha anche il suo sito (in Sloveno): http://www.mihavalic.net.


Concatenamento dei 4000: nuovo tentativo fallito

Il progetto di inanellare tutti gli 82 quattromila delle Alpi in 80 giorni, che non riuscì per poco nel 2004 alla cordata del grande Patrick Berhault e Philippe Magnin per causa della tragica caduta di Berhault sulla cresta tra il Taschorn ed il Dom (vedasi in questa rubrica la nota al riguardo), è stato di nuovo tentato. Protagonisti sono stati Franz Nicolini e Michele Compagnoni (nipote di Achille), che nei mesi di aprile e maggio di quest'anno, a causa delle pessime condizioni meteorologiche (8 giorni di maltempo su 40), sono stati costretti alla rinuncia con solo 25 vette al loro attivo. I due giovani alpinisti si ripromettono però di tentare prossimamente.
Notizie in merito a questa impresa sul sito www.4kalps.com

(Fonte:ALP, n 34, lug-ago 2006 - LR)


- Exploit di membri del Club 4000

Segnaliamo le imprese sui 4000 di Danilo Baggini, ISA, Istruttore Regionale di Sci-alpinismo, membro del Club 4000 e salitore di tutti i 4000 sciistici.

Dent Blanche, 4357 m
7 maggio 1994: via normale (cresta Sud) in giornata ed in solitaria. Partenza dal lago (1900 m), zona Ferpecle in Val d'Hérens, con gli sci fino al Colle (3907 m), in 4 ore per 2000 m di dislivello, e poi in altre 4.30 ore in vetta lungo la cresta.
Dislivello totale 2360 metri. Discesa in 3.30 ore fino al lago.

Stecknadelhom, 4241 m
28 maggio 1994: via normale sci alpinistica in giornata ed in solitaria da Schalbettu 1700 m (Visp, Grachen), salendo direttamente il pendio finale senza passare dal Nadelhom, in 7 ore per 2500 m di dislivello. Discesa in 2.30 ore fino a Schalbettu.

Parete Nord della Lenzspitze, 4294 m
27 giugno 1996: partenza alle 3 di notte da Saas Fee, alle 7 arrivo alla Mischabel Hutte, alle 8.30 alla base della parete e dopo 3 ore, alle 11.30 in vetta. Dislivello da Saas Fee: 2500 m in 8.30 ore. In compagnia dal rifugio alla vetta di un tedesco, ma slegati salita e discesa. Discesa sulla parete Nord perchè le creste erano impercorribili per neve fresca. Alle 14 ritorno al Rifugio e discesa a Saas Fee nel pomeriggio stesso.

Canalone Marinelli alla Nordend, 4612 m
29 maggio 1997: partenza in solitaria da Macugnaga alle 0.30, alle 5.30 arrivo al Rifugia Marinelli, alle 10.30 sulla Cima Zumstein. 3200 m in 10 ore. Discesa in giornata ad Alagna Valsesia con la funivia da Punta Indren.

Weissmies 4023 m
27 marzo 1997: con Lidia Sommacal (compagna di vita e di salite, morta l'anno seguente sul Monte Rosa), e Massimo Pellegrini, con gli sci, dalla Zwischbergental (Gondo, Passo del Sempione), da 1360 m in vetta in 7.30 ore, per un dislivello di 2660 m .

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- Tragico record di Patrick Berhault

Il 28 aprile 2004, la grande guida francese Patrick Berhault è precipitato sulla cresta tra il Taschhorn ed il Dom mentre, assieme al compagno Philippe Magnin stava realizzando, nel decimo anniversario della ufficializzazione da parte dell'U.I.A.A. dell'elenco degli 82 quattromila delle Alpi (marzo 1994), uno straordinario progetto: salire gli 82 quattromila in 82 giorni!, spostandosi a piedi tra i vari gruppi alpinistici.
Seppur incompiuto questo progetto si è concluso con un notevole record perché in 59 giorni Berhault e Magnin hanno salito 65 vette.
I particolari di questa impresa possono essere letti nel diario pubblicato sul sito internet http://www.mountain.ru/expeditions/2004/patrik_beru/index_eng.shtml

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- 70 quattromila in 6 anni

Eustace Thomas (1869-1960), inglese, dopo una notevolissima attività sportiva nella corsa e nella marcia sulle lunghe distanze, iniziò la sua attività alpinistica nel 1923, e, su suggerimento della grande guida Joseph Knubel, con la quale fece tutte le sue salite, si propose, come il suo contemporaneo Karl Blodig, austriaco, di salire tutte le vette delle Alpi superiori ai 4000 metri. A tale impresa si è dedicato negli anni dal 1923 al 1928. Alcune pubblicazioni gli accreditano 83 vette principali e 30 secondarie; accertamenti fatti dal CLUB 4000, eseguiti sul suo scritto "Six Years and the Four-Thousanders" (vedere la Bibliografia del nostro sito), hanno ridotto tale numero a 70, cui devono essere aggiunte molte ripetizioni, ed un notevole numero di vette inferiori ai 4000 metri. Va rilevato che Thomas, ha comunque salito più 4000 di Blodig, ed ha terminato questa sua collezione nel 1928, e perciò prima del collezionista austriaco, che salì il suo 60° quattromila nel 1932.

(L.R.- 7.5.2004)

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- Altri record scarsamente documentati

Helmut Dumler nel suo libro, scritto con Willi P. Burkhardt, "Il nuovo Quattromila delle Alpi" (vedasi la Bibliografia del nostro sito), segnala alcune imprese che consideriamo scarsamente attendibili e comunque non documentate a sufficienza; eccole:

(L.R. - 7.5.2004)

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- Luigi Bosio (1935-1994), pur non essendo dichiaratamente un collezionista, ed avendo salito "solo" 51 quattromila, avrebbe meritato di essere eletto "membro onorario" del "Club 4000" per essere salito ben 1074 volte sopra i 4000 m, di cui 511 volte con gli sci, 385 volte da solo, 185 volte d'inverno.
Il suo massimo exploit l'ha realizzato nel 1973, con 104 quattromila all'attivo. In 33 anni di attività alpinistica ha toccato oltre 10.000 vette, a piedi o con gli sci.
(fonte: "Luigi Bosio, alpinista da Guinness", di Luciano Ratto, su "Scandere 1994", annuario della Sezione di Torino del C.A.I.).
Un interessante articolo di Luigi Bosio e un suo ricordo scritto dal nostro socio Marco Tatto è stato pubblicato nel 2002 su "Muntagne Noste", Rivista Intersezionale CAI Val Susa-Val Sangone. Chi fosse interessato a consultarlo può rivolgersi direttamente a Marco Tatto (m.tatto@virgilio.it)

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- Concatenamenti di 4000: numerosi sono stati nella storia dell'alpinismo i concatenamenti di vette superiori ai 4000 metri; ne citiamo, a titolo d'esempio, due particolarmente significativi, realizzati in anni recenti:

* Tutte le vette del Vallese in inverno: in soli 20 giorni, nel mese di febbraio del 1986, due note guide svizzere, André Georges ed Erhard Loretan, hanno salito in una cavalcata non-stop 38 vette del Vallese di cui 30 sopra i 4000 metri, dal Dom de Mischabel al Weisshorn, la cosiddetta "corona imperiale", vale a dire l'arco di cime che circonda Zermatt.
(fonte: Alp, n°106, febbraio 1994)

*Tutti (o quasi) i 4000 in meno di due mesi: nel 1993, dal 23 giugno al 13 agosto, due giovani alpinisti scozzesi, Simon Jenkins e Martin Moran, usando come unico mezzo di trasferimento tra le varie regioni alpine la bicicletta, hanno realizzato un altro incredibile concatenamento, sempre non-stop, di 82 vette superiori ai 4000 metri, di cui 76 dell'elenco ufficiale, trascurandone altre 6 che avrebbero loro consentito di completare l'intera collezione. E' questa un'impresa grandiosa, di estremo impegno fisico e motivazionale, tenendo soprattutto in considerazione i tempi ridottissimi dell'intera realizzazione e le condizioni del tempo che in quell'estate non furono sempre clementi. Si pensi poi ai massacranti trasferimenti (570 Km!) in bicicletta, con tutto il carico composto dal materiale alpinistico necessario. Si noti infine che i due scozzesi non si sono mai serviti di funivie per gli avvicinamenti alle vette.
(fonte: Martin Moran, "Alps 4000: a non-stop traverse", The Alpine Journal, vol.99, Londra, 1994)


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- Pierre André Gobet, svizzero, nell'estate del 1990, ha salito e sceso il Monte Bianco da Chamonix (3800 m di dislivello), in 5 ore e 10 minuti.

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-Jean Marie Bourgeois e René Secretan, alla fine di luglio del 1968, salirono la vetta del Monte Bianco da Chamonix, in 5 ore e 55 minuti.

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-Norman Emry Croucher, scrittore inglese, amputato di entrambe le gambe, nel 1971, impiegò 5 giorni per raggiungere i Monte Bianco da Chamonix.

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-Laurent Smagghe, francese, nel 1987, effettuò il percorso Chamonix- Monte Bianco- Chamonix in 6 ore e 47 minuti.

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- Valerio Bertoglio, guida piemontese, nell'estate del 1990, ha salito e sceso il Cervino dal Breuil, in 4 ore e 16 minuti.

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- Bruno Brunod, valdostano (di Chatillon), nell'estate del 1996, ha stabilito un nuovo record di salita e discesa del Cervino dal Breuil, in 3 ore e 12 minuti.



Curiosità

- Un quattromila "miraggio": il Mont Iseran

Il Mont Iseran, modesta vetta di 3237 metri, che si trova appena al di là del confine italo-francese, era nella letteratura alpina del '700 descritto come un colossale massiccio dal quale nascevano ben tre fiumi: l'Arc, l'Isére e l'Orco. A metà dell'800 l'interesse per questa montagna era notevole, a giudicare dall'attenzione che i topografi dedicavano a quella particolare zona alpina. Molta cura, si potrebbe dire, ma poca precisione, perché nel foglio n 37 della "Gran Carta degli Stati Sardi in terraferma" del 1852, gli specialisti piemontesi lo quotarono a 4045 metri. Ciò causò una incredibile confusione che fu riparata solo una ventina d'anni dopo, a seguito delle rimostranze e delle critiche degli alpinisti inglesi che si trovarono nella paradossale situazione di voler scalare un 4000 che non esisteva! L'errore di misurazione fu originato da un curioso motivo: il Mont Iseran ottocentesco non era posizionato dove pensavano i cartografi; infatti altro non era che il risultato della visione da lontano - un "miraggio" prospettico, diremmo noi - dei due massicci delle Levanne e del Gran Paradiso che, all'osservatore italiano dal versante piemontese sembravano un'unica grande montagna. Curiosità nella curiosità: oggi il Mont Iseran, inequivocabilmente alto 3237 metri, è anche noto come "Signal de l'Iseran", perché è utilizzato come punto di riferimento per le misurazioni topografiche e cartografiche: quando si dice l'ironia della sorte!

(fonte: Claudio Colombo de Il Giornale, 27.12.2005, nella recensione del libro "Le Grandi Alpi nella cartografia 1482-1885", di Laura e Giorgio Aliprandi, Priuli e Verlucca, 2005)

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- Fletschhorn (3993 m): questa montagna svizzera, del Cantone Vallese era quotata 4001 m sulle carte geografiche fino al 1956, poi nuove misurazioni (e probabilmente le conseguenze di una o più frane) l'hanno declassata. Gli abitanti di Saas Grund , nel cui territorio vi sono altri 13 vette di 4000 m, non si sono però rassegnati a che la montagna più vicina al paese e che caratterizza il suo panorama sia alta "soltanto" 3993 m.: "gli alpinisti cercano i 4000", dicono in municipio. Ma più che la paura di perdere turisti, c'è forse l'invidia verso la vicina Saas Fee, nel cui territorio si alzano ben 23 quattromila. Da qui il progetto balzano di alzare la vetta del Fletschhorn di almeno 7 metri, trasportando con gli elicotteri circa 300 tonnellate di materiale. Fortunatamente però, a seguito anche delle proteste del Wwf, del Club Alpino Svizzero, e delle Guide Alpine della zona, il progetto è stato respinto sia dalla Commissione Costruzioni del Cantone Vallese, sia dal Consiglio di Stato della Confederazione.
(fonte : "La Stampa", 7 novembre 1990)

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- Bietschhorn (3934 m): montagna che domina Lotschental, nell'Oberland Bernese: si narra che il capitano Edmund von Luge, topografo svizzero, ospite di un albergo della zona, innamoratosi di Rosa Ebner, figlia dell'albergatore e la più bella ragazza della valle, per ingraziarsi il padre ed ottenere la mano della figlia, al fine di evitare che la Lotschental venisse trascurata da alpinisti e turisti, avesse nascosto all'Ufficio Topografico di Berna che la quota del Bietschhorn, dai 4003 metri delle carte precedenti andava abbassata di ben 69 metri. Altri topografi successivamente avrebbero corretto "l'inspiegabile" errore, finchè, solo nel 1969, la verità venne alla luce, quando venne aperta una busta sigillata su cui Rosa aveva scritto "da aprire cent'anni dopo la mia morte".
(fonte : "La vera quota del Bietschhorn", di Alberto Paleari, CDA, Torino, 1989)

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- Collezioni di vette inferiori ai 4000 m: le collezioni di vette superiori ad una certa quota non riguardano solo gli "8000" dell'Himalaya ed i "4000" delle Alpi. A causa della strana e magnetica attrazione esercitata dai numeri, si può dire che in ogni regione montuosa dove l'alpinismo è affermato si è sviluppata da decenni anche la moda di salirne "tutte" le sommità la cui quota comincia con la cifra maggiore possibile. E ciò anche se l'altitudine in sé non sembra rappresentare una conquista tanto straordinaria. Ad esempio, in Scandinavia, c'è chi ha collezionato le centinaia di vette che superano i 2000 metri, dove tale quota, a causa dell'elevata latitudine, offre in verità un terreno simile a quello da noi compreso fra i 3000 ed i 4000 metri.
In Gran Bretagna, dove la quota più alta si limita ai modesti 1343 m del Ben Devis, i collezionisti non si sono certo rassegnati ad una raccolta di miseri "1000": dato che la quota si misura in "piedi", i "3000" abbondano, e salirli tutti è un obiettivo prestigioso.
Sui Pirenei, che vantano una tradizione alpinistica affermatasi contemporaneamente a quella delle Alpi, la collezione dei numerosi "3000" (qui, in metri) è tenuta in grande considerazione. La catalana Magda Sales, di 38 anni, il 16 settembre 2001, ha coronato il suo sogno di salire tutti i 161 tremila della catena pirenaica, divenendo, per quanto è dato di sapere, la prima donna ad essere riuscita nell'impresa, impresa cominciata nel 1984 con la vetta più alta, il Pico de Aneto di 3404 metri; in seguito, Magda ha percorso non solo vie normali, ma spesso itinerari di un certo impegno. Come si può immaginare, e come già avvenuto sulle Alpi, stabilire quali sommità vadano contate come vere cime e quali no non è cosi' semplice, e criteri diversi portano anche a differenti risultati. Magda Sales ha fatto riferimento all'elenco dei "3000" redatto dal "Centre Escursionista de Lleida", di cui fa parte, tra i cui soci la collezione è molto ambita. Tuttavia esiste un altro elenco, elaborato dall'"Equipo de los tresmiles del Perineo" diretto da Jian Buyse -e approvato dall'U.I.A.A.(lo stesso ente internazionale che ha ufficializzato l'elenco degli 82 quattromila delle Alpi)- che conta ben 212 vette oltre la magica quota, distribuite su una distanza di 140 km. In campo maschile tale collezione è già stata completata da tempo da parte di Miquel Capdevila che l'ha realizzata con una straordinaria cavalcata continua per creste in soli 30 giorni, mentre nell'estate del 2000 Hipolito Maeso ce l'ha fatta in soli 34 giorni.
Se però si trascura il "fattore 3000", sono state compiute cavalcate di ben altra entità: ad esempio, la traversata completa della catena pirenaica lungo lo spartiacque da parte di Louis Audobert e Guy Panazzo, nel 1986, durante la quale sono state toccate ben 930 cime!
(fonte : "Rivista della Montagna", n° 252, novembre 2001, rubrica "Nuvolaria" )

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- Collezioni da fare o da completare: non mancano le collezioni ancora da fare. La più impegnativa è quella dei 415 "settemila" (ma il numero esatto è contestato) dell'Himalaja e del Karakorum. E perché non pensare anche ad una sfida più accessibile ma nostrana, come, ad esempio, la salita delle 215 vette dell'Appennino che superano la quota di 2.000 metri?
(fonte : "Quota Quattromila", di Stefano Ardito, "Airone", settembre 2000)

A questo proposito, ai potenziali collezionisti di vette di 2000 metri segnaliamo il libro di Alberto Osti Guerrazzi intitolato "I 2000 degli Appennini", edito dalle "Edizioni Il Lupo e c." di Pereto (Aquila) nel quale sono censite tutte le cime degli Appennini che superano i 2000 metri, che sono 223. L'autore descrive la salita a 99 di queste cime ritenendo le altre delle anticime o cime secondarie

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- La prima invernale "canina" della Jungfrau: la prima salita invernale della Jungfrau venne effettuata da parte di un'americana in maniera piuttosto inconsueta. Miss Meta Brevoort, cresciuta in un convento di Parigi e vissuta in Europa per la maggior parte della sua vita, sali' questa cima il 22 gennaio 1871 accompagnato dal suo nipote William Augustus Brevoort Coolidge, allora ancora chierico ventunenne, ma futuro pastore anglicano, celebre alpinista, storico dell'alpinismo e pioniere delle ascensioni invernali. L'intraprendente americana si servi' di una slitta, la quale non era trainata da cavalli, bensì da sei guide, per raggiungere lo Jungfraufirn; di qui prosegui' poi a piedi, in compagnia della sua cagna Tschingel. "Di razza non ben definita,alta circa cinquanta centimetri, le zampe corte ma forti, le orecchie lunghe e marroni, gli occhi grandi, dolci ed intelligenti, il muso un po' allungato, una voce grave e dei denti robusti": questa è la simpatica descrizione che compare in uno scritto di Jean Veneon, di fine '800, titolato "In memoriam: Tschingel"conservato presso la Biblioteca Nazionale del C.A.I. di Torino. Tschingel sapeva marciare legata in cordata tenendo la corda tesa; Miss Meta, le aveva procurato una sorta di scarponcini per proteggerle le zampe durante le marce sui ghiacciai. Alla sua morte Coolidge le dedicò un colle nell'Oberland. Tschingel, essendo salita su ben 30 vette ed avendo compiuto 36 traversate (dalla Blumlisalp al Monte Bianco), vanta probabilmente ancora oggi il primato nell'alpinismo canino.
(fonti: "Il Grande Libro dei Quattromila delle Alpi", Zanichelli, Bologba, 1998; e "Quel cane di alpinista!", di Alessandra Ravelli e Consolata Tizzani, "Monti e Valli", Torino, aprile 2000)

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- Imprese "canine" sul Monte Bianco: alla corsa (durata la bellezza di 26 anni!) per la prima salita del Monte Bianco, partecipò anche il ginevrino Marc Théodore Bourrit, che,nei suoi ripetuti ed infruttuosi tentativi, si trascinava letteralmente attraverso morene e ghiacciai i suoi tre cani di nome Raton, Coco e Loulou che, quando morirono, fece impagliare…
(fonte: "Michel Gabriel Paccard: un "quasi" torinese per primo sulla vetta del Bianco", di Luciano Ratto, su "Scandere 1997-99",annuario della Sezione di Torino del C.A.I.,Torino,1999).

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- Inti Raymi, mascotte onoraria del Club 4000

Finalmente il Club 4000 ha anche una mascotte onoraria canina: si chiama "Inti Raymi" ( "Festa del Sole"), ed è una femmina di Siberian Husky di quindici anni, di proprietà della alpinista Silvia Mazzani di Parma.
Dal 1990 e fino al 2004, Inti ha salito 3 quattromila (Punta Gnifetti, Strahlhorn, Breithorn Occidentale), 25 tremila, 12 duemila ed un cospicuo numero di vette appenninica di altezza minore, per un totale di oltre una cinquantina di vette. E' in grado di procedere in cordata su ghiacciaio, sale agevolmente anche su roccia ovviamente di moderata difficoltà, ha un notevole e spiccato fiuto per i crepacci, ed un grande senso di orientamento che in più occasioni è servito a trarre d'impaccio la sua proprietaria ed altri alpinisti, in condizioni di scarsa o nulla visibilità. Durante le salite Inti Raymi è dotata di uno zainetto formato da due borse sistemate sul dorso, nel quale trasporta le sue cibarie ed anche del materiale per la salita.
Articoli sulle imprese alpinistiche di Inti Raymi sono stati pubblicati su:
- "L'Orsario", notiziario della sezione del C.A.I. di Parma: 2/'93, 3/'94
- SHC-NEWS, notiziario del "Siberian Husky Club Italia": 2/'01, 3/'01, 4/'01, 1/'03, 3/'03
Chi è interessato ad avere altre notizie su questa nostra mascotte può mettersi in contatto direttamente con Silvia Mazzani, all'indirizzo di e-mail aperambo@libero.it.

(L.R.- 20.1.2005)

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- "ICE", sperduto sui ghiacciai del Rosa

Non tutti i cani ricevono le amorevoli attenzioni di Inti Raymi (v. sopra). Le cronache giornalistiche della scorsa estate ci hanno informato di una triste vicenda che, per fortuna, ha avuto un lieto epilogo. Ecco i fatti: un pastore meticcio di grossa taglia è stato abbandonato, nei primi giorni del mese di agosto 2004, dal suo padrone, ma certo non amico, che, anche chi non è cinofilo, non può che considerare un criminale. E'stato visto aggirarsi nei dintorni della Capanna Gnifetti, nella disperata ricerca di chi l'aveva vergognosamente tradito; cinque giorni dopo è giunto fino alla Capanna Margherita, stanco ed affamato; poi è di nuovo sparito per tre giorni e tre notti, finchè una giovane guida alpina di Alagna, Alessandro Frigiolini, si è messo lodevolmente sulle sue tracce ed alla fine l'ha trovato semiassiderato, sfinito, con le zampe tagliate dal gelo e dal ghiaccio, gli occhi arrossati, lo ha soccorso, curato, rifocillato e portato in un rifugio per cani abbandonati di Rovasenda, nel Vercellese, chiamato "Quattro zampe nel cuore", dove è stato sottoposto a cure intensive, per consentirgli di superare i postumi della fame e del grande freddo subiti. Il protagonista di questa avventura, i veterinari di Rovasenda hanno deciso di chiamarlo "Ice", in ricordo della sua incredibile odissea sui 4000 metri dei ghiacciai del Monte Rosa.

(L.R.- 20.1.2005)

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- Impresa "asinina" sul Gran Paradiso"

…Io vorrei che tutti, almeno una volta nella loro vita andassero al Gran Paradiso per sapere e per comprendere quali grandi soddisfazioni la montagna riserva a quelli che l'amano…Per indurre tutti a salire al Gran Paradiso e per provare che tutti possono andare sulla sua cima, ho fatto una esperienza pienamente convincente e probante…ci ho fatto salire, indovinate chi? Un asino. Sì, un asino in carne ed ossa. Il quale asino salì benissimo alla vetta e ritornò benissimo a valle!…"
L'asino che accompagnò l'Abate Henry in questa impresa si chiamava Cagliostro e salì effettivamente sul Gran Paradiso il 2 luglio 1931.
(fonte: Abate Henry: "Le Ràye di Solei", Edizioni Montes, Torino, 1935)

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- Massimo Mila e i 4000: tra i collezionisti di 4000 deve essere annoverato anche questo illustre musicologo torinese che sali' a piedi e/o con gli sci 54 "quattromila"(62 con le ripetizioni), oltre a 350 "tremila".
(fonte: "Massimo Mila alpinista e scrittore di montagna: un ricordo a dieci anni dalla scomparsa", di Roberto Aruga, su "Scandere 1997-99",annuario della Sezione di Torino del C.A.I.,Torino,1999).

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Citazioni sui 4000:

Collezione di 4000: "Ecco la prova che si possono fare grandi cose per motivi ben meschini"

(commento di Jacques Lagarde all'impresa ultima di Karl Blodig, che, nel 1932, all'età di 73 anni, salì da solo l'Aiguille du Jardin e la Grande Rocheuse; citazione tratta dalla "Storia dell'alpinismo" di Claire-Eliane Engel, edizione Einaudi, Torino, 1965

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- "A 4000 metri, l’aria ha un sapore particolare."

(Gaston Rébuffat)

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- "Il esiste, en effet, une catégorie d’alpinistes pour qui une montagne n’est digne d’etre visitée que si elle attende ou dépasse l’altitude fatidique de 4000 m.... "

(Armand Charlet : « Vocation Alpine »,Editions Victor Attinger, Neuchatel, 1949, pag.167)

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- "Testimone ad un tempo di buona tecnica e di alta concezione alpinistica, la collezione dei 4000 è una delle più simpatiche e lodevoli collezioni."

(Pietro Falchetti : “I quattromila delle Alpi”, Rivista del C.A.I., Torino, giugno 1970 e Bollettino Geat, Torino, 1964)

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