Cresta del Brouillard, Aig. du Jardin e Grande Rocheuse

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12/08/2008 14:13 #352 da Flavio Melindo
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Il 2 e 3 agosto scorso la nostra socia Daniela Formica, in compagnia di Alberto Cheraz, Dario Vilella e Loris Buzzi, ha effettuato la salita al Monte Bianco per la cresta integrale del Brouillard, partendo dal lago del Combal e scavalcando la P. Baretti, il M. Brouillard e il Picco Luigi Amedeo con discesa sul Gouter.
Il 10 agosto, con Mathieu Vallé, Alberto Cheraz e Dario Villella, ha salito l'Aiguille du Jardin per la cresta del Jardin, con traversata alla Grande Rocheuse e discesa dal couloir Whymper.
Di queste due imprese ci ha fatto pervenire una breve relazione, che pubblichiamo nel seguito.


Cresta del Brouillard

Partiti dal lago Combal alle h 9.30, abbiamo attraversato il Miage ed imboccato il primo canalone nevoso a destra a partire dal termine del crestone; 300 metri più in alto, su terreni facili ma molto infidi, ne abbiamo scavalcato la costola destra orografica, scendendo nella parte alta di un altro canalone parallelo, il cui fondo roccioso, abbastanza solido, abbiamo seguito fino alla cresta principale, raggiunta alle h 13 a quota 2900 circa (credo però sia meglio salire direttamente dalla base del crestone, come da relazione di Pier Mattiel).
Da qui, sempre sul filo di cresta con qualche passaggio su roccia abbastanza solida, mai superiore al secondo-terzo; poi l'infinita traversata delle Aiguilles Rouges, passate tutte sul versante Miage, e, oltre il Col du Brouillard, terreni sempre più mobili.
Al colle si trovano buoni posti per bivaccare, ma noi abbiamo preferito salire il più possibile, fermandoci alle h 19 a quota 3600, in corrispondenza di un piccolo nevaio.
Il giorno successivo, partiti alle h 7, abbiamo raggiunto la Punta Baretti alle 8,30, il M. Brouillard alle 9,30 ed il Colle Emile Rey alle 10.
Alle 10,30 abbiamo attaccato il canale che, con base pochi metri al di sotto del Colle Rey, risale il versante est del Picco Luigi Amedeo; causa presenza di neve e ghiaccio marci al suo margine destro dove solitamente lo si risale, abbiamo dovuto salire placconate più lisce e bagnate nella parte sinistra ed nel centro del canale, che ci hanno impegnato per un paio di ore; anche la neve sfondosa dei pendii superiori ci ha alquanto rallentati: siamo arrivati in cima al Picco alle 15.
Da qui in avanti, un lunghissimo sali-scendi della cresta, terreni mobili e delicati, creste nevose sottili, ci hanno impegnati per ore: in cima al Mont Blanc alle 20.
Quindi veloce discesa al rifugio Gouter con arrivo alle 21,30.
In sintesi: mi aspettavo un terreno migliore, roccia più solida e divertente; invece, ad eccezione della base del Picco L. Amedeo, la cresta è un'unica catasta di sassi mobili e pericolosi, che obbligano a muoversi con estrema attenzione e concentrazione continua; in compenso si tratta di un itinerario in ambiente grandioso, con prospettiva spettacolare sui versanti più selvaggi ed isolati del massiccio; l'isolamento, la continua ricerca del passaggio, l'esigenza di muoversi in autonomia per mancanza di punti di appoggio e la conseguente necessità di bivaccare in condizioni severe, ne fanno una via d'altri tempi, che offre un'avvincente full immersion nell'ambiente d'alta quota. Un'esperienza che consiglio di fare!

Aig. Du Jardin e Grande Rocheuse

Partenza dal rifugio Couvercle, dove la colazione per le vie versante Verte è prevista a mezzanotte, alle 00,40 (troppo presto, si arriva alla parte rocciosa, dove il percorso al buio non risulta molto evidente, dopo circa due ore e trenta, ben prima della luce, in assenza di luna).
La terminale è un po' problematica: la si passa a destra, superando un muretto, peraltro non in ghiaccio, di tre-quattro metri (non necessitano due attrezzi, ma meglio disporre di una piccozza tecnica).
Sulla parte rocciosa del percorso fino alla cresta secondaria SE di cui parla la Guida Vallot, l'itinerario non è obbligato; tuttavia meglio stare in un camino un po' stretto, dove la roccia è solida, seppure un po' più difficile: oltre che più sicura, offre una piacevole arrampicata, mai più impegnativa del quarto sup.
Dopo il gendarme posto sulla cresta secondaria di cui prima, si trova il passaggio più originale, che noi abbiamo sherzosamente denominato "del verme" (ovvero meglio, per alcuni, "del ventre", secondo la tecnica da ciascuno impiegata per superarlo....). Trattasi in effetti di un singolare camino obliquo sormontato da un basso tetto, così stretto che non c'è stato verso di passare con lo zaino in spalla: tutti quanti, primi di cordata compresi, abbiamo dovuto passare senza zaino e recupare poi lo stesso separatamente.
Dalla cresta spartiacque, inizia la parte in misto del percorso, la più entusiasmante: le creste nevose sono molto affilate ed aeree e gli attraversamenti in roccia delicati; in compenso, il panorama sul massiccio da qui in avanti è mozzafiato; meglio però non distrarsi troppo per ammirarlo, se non fermamente in equilibrio: i pendìì sottostanti sono vertiginosi! Da questo punto di vista, l'attraversamento del colle Armand Charlet offre forse la parte più emozionante della salita per l'esiguità della cresta nevosa e la prospettiva sugli scivoli nord e sud.
Per la discesa noi abbiamo optato per le doppie del couloir Whymper: nonostante le 17 calate, abbiamo ritenuto in questo modo di poter scendere molto più velocemente che dalla cresta del Moine. Gli ancoraggi sono posti in modo da trovarsi quasi sempre al riparo dalle scariche di sassi, che peraltro, vista la temperatura non troppo alta, non sono state numerose e comunque hanno interessato esclusivamente la parte destra orografica del canalone. Certo la parte bassa del couloir è ormai priva di neve, quindi occorre fare molta attenzione a non muovere sassi scendendo in doppia o recuperando le corde. Per la discesa, in quattro, abbiamo in ogni caso impiegato la bellezza di quasi quattro ore; le cordate che hanno optato per la cresta del Moine in compenso sono state abbondantemente più lente.
Tempo complessivo della salita: andata e ritorno al rifugio, poco meno di 16 ore.
Per citare la Guida Vallot, trattasi in sintesi di un "itinerario splendido, vario, molto interessante, che presenta una bella arrampicata su roccia.......e del bel terreno di alta montagna. E' paragonabile, come bellezza ed interesse, alla cresta Sans Nom. Riserva vedute superbe".
Verissimo, provare per credere!

Daniela Formica

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27/08/2008 14:09 #360 da Franz Rota Nodari
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Che donna!!! :shock: :shock: :shock:

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