Walter Bonatti

L'uomo, il mito

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Autore: Roberto Serafin


Editore: Priuli & Verlucca (Scarmagno – TO)

Collana: Campo Quattro

Prima edizione: 2012
Formato: cm 14x21 – pagine 173 – Rilegato – Illustrazioni: foto B/N e colori

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L’uomo, il mito, recita il sottotitolo … e di mito si tratta davvero, quando si parla di Walter Bonatti. Dopo tante autobiografie alle quali ci aveva abituati lo stesso Bonatti, cosa c’era di nuovo da sapere su di lui? Forse proprio quello che lui non poteva dirci, ovvero, il Bonatti visto dagli altri. Con due prefazioni, una “sincera” di Alessandro Gogna e l’altra, forse un po’ “forzata” di Simone Moro, il libro di Serafin, più che una biografia è un’analisi dell’uomo Bonatti, del suo modo di pensare e di agire. Un’analisi che prende corpo dalle testimonianze di chi Walter lo ha conosciuto e gli è stato amico, persone a cui l’autore cede spesso la parola, lasciando che i loro ricordi formino una inedita immagine del “mito”. Ne esce un Bonatti diverso da quello a cui lui o i media ci avevano abituati. Questo libro fa emergere quelle piccole sfumature contraddittorie di un uomo che è stato l’emblema della coerenza, ma, evidentemente, pur sempre umano. In poche pagine, forse troppo poche (lo dico da “bonattiano”) trovano spazio le testimonianze di Carlo Mauri, Giorgio Bocca, Mirella Tenderini, Emanuele Cassarà e di molte altre persone che hanno condiviso momenti di vita con Walter. Gli aneddoti si sprecano, alcuni dei quali curiosi e simpatici, come quello ricordato da Dino Perolari, che vede Walter rimettere in ordine lo zaino del compagno di scalate, rifacendoglielo completamente di primo mattino nella camerata del rifugio. Vicende come queste riportate nel libro, tratteggiano un affresco del carattere del personaggio che fu, preciso, pignolo, inflessibile con le persone, ma anche, soprattutto, con se stesso. Merito dell’autore è quello di aver trattato il “mito” Bonatti in modo imparziale, inserendo nel libro le numerose polemiche che hanno riguardato Bonatti, dai battibecchi con Armando Aste all’amicizia tradiva, quanto sorprendente con Reinhold Messner, fino al rapporto conflittuale con gli ambientalisti. A questo proposito, mi permetto di dire che Serafin, per completezza, avrebbe potuto essere più coraggioso, inserendo anche il punto di vista controcorrente della nota Guida Alpina Giovanni Bassanini (che “bonattiano” non è di certo!). L’opinione di Bassanini su Bonatti, una delle poche fuori dal coro, è stata pubblicata sul numero di Novembre 2011 (pag.17) della rivista del C.A.I. “Lo Scarpone” (rivista di cui lo stesso Roberto Serafin è Coordinatore redazionale). Il libro purtroppo è inquadrato nell’alpinismo e, tratta solo furtivamente, il Bonatti esploratore. D’altra parte il volume è coerentemente inserito in una collana di libri di alpinismo, la “CampoQuattro” diretta da Alessandro Gogna per l’Editore Priuli & Verlucca. Invece, credo che l’esploratore, più che l’alpinista, sia stato il vero Bonatti. Conoscevo personalmente Bonatti è so che la montagna è stata per lui solo il mezzo che lo ha introdotto all’avventura, ma in fondo era solo un ambiente naturale, che, per quanto selvaggio, gli andava stretto. La grande curiosità, sua vera sorgente di motivazione, lo ha portato presto a cercare e scoprire  nuovi ambienti naturali. Questa dimensione dell’uomo Bonatti, a mio parere la più importante, trova invece poco respiro in questo libro alpinismo-centrico. In ogni caso, gli appassionati “bonattiani” troveranno pane per i loro denti nei capitoli “I suoi giorni grandi” e “Le principali ascensioni di Walter Bonatti”, nei quali vi è stilata una pregevole e minuziosa cronologia delle sue scalate e dei suoi viaggi. Inoltre, nelle pagine del libro sono ricordate tutte le onorificenze conferite a Bonatti, nonché i premi letterari da lui vinti. Leggendo il libro, si ha infine un’immagine dell’Italia che fu, quella del boom economico degli anni ’60.


Raffaele Morandini

(Settembre 2012)